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La collaborazione editoriale con l’Accademia Italiana del Tartufo potrebbe essere a breve, la più grande ed attesa novità dell’intera complessa filiera del tartufo.

Verso una nuova legge nazionale sul tartufo

Piace iniziare la collaborazione editoriale con l’Accademia Italiana del Tartufo, mettendo subito in evidenza, attraverso il suo magazine, quella che potrebbe essere, a breve, la più grande ed attesa novità dell’intera complessa filiera del tartufo.

Tuttavia, mentre prosegue e si compie l’iter parlamentare del disegno di legge “Disposizioni in tema di ricerca, raccolta, coltivazione e commercializzazione dei tartufi destinati al consumo”, frutto della sintesi delle proposte dei senatori Mollame (M5S), Taricco (PD) e Bergesio (Lega), corre l’obbligo di ricordare la centralità del ruolo svolto dal Mipaaf in un grande lavoro preparatorio che ha trovato sintesi nell’adozione del Piano Nazionale del Tartufo, documento che ha orientato la stesura dei citati DDL e che sta orientando le ultime revisioni della loro sintesi nel testo congiunto.

Basta guardare l’ampia platea dei soggetti chiamati a far parte del Tavolo Tecnico della Filiera del Tartufo, organizzati nei suoi tre gruppi di lavoro, per rendersi conto del grande lavoro di sintesi, confluito nel Piano poi adottato dallo stesso Tavolo ed approvato dalla Conferenza Stato Regioni, che il Ministero è stato chiamato a fare per dare alla più importante filiera dei prodotti spontanei non legnosi del bosco una legge quadro nazionale più attuale di quella al momento in vigore datata 1985 (Legge 16 dicembre 1985, n. 752).

L’interesse del Mipaaf a farsi carico dell’attivazione di un processo di innovazione normativa in questo settore, nato e avviato nell’ambito della Direzione generale per la promozione della qualità alimentare e dell’ippica, si è poi innestato nelle competenze sulle Filiere forestali della nuova Direzione generale dell’economia montana e delle foreste, istituita nell’ambito del Dipartimento delle politiche europee e internazionali e dello sviluppo rurale.

La nuova Direzione generale si è dunque trovata a raccogliere l’eredità di un lavoro ben svolto che si è andato perfettamente ad inserire in una linea d’azione che la stessa nuova norma forestale, il D.lgs. 34/2018 conosciuto come TUFF Testo Unico in materia di Foreste e Filiere Forestali, pone al centro di una gestione sostenibile del bosco che passa anche attraverso lo sviluppo delle filiere dei prodotti spontanei non legnosi del bosco che possono fornire un reddito o una integrazione di reddito di tutto rilievo rispetto alle principali e più tradizionali forme di gestione forestale con prelievo legnoso.

Più correttamente definiti, senza l’uso del termine negativo, Prodotti forestali spontanei, le loro filiere, a torto ritenute minori, costituiscono una risorsa economica per troppo tempo rimasta nascosta e, per taluni aspetti fiscali, sommersa: tartufi, funghi, erbe officinali, resine, sughero e le loro filiere di trasformazione devono costituire un importante tassello della gestione forestale più innovativa che il TUFF promuove.

Si è partiti dalla più complessa filiera, quella tartuficola, in cui tradizioni e consuetudini, diritti e doveri, interessi pubblici e privati, innovazioni colturali e normative, hanno diverse letture, a volte contrapposte, a seconda della componente della filiera: tartufai, tartuficoltori, trasformatori.

Una filiera, peraltro, che nascondeva troppo il suo valore, e che andava quindi fatta emergere, e che non trovava più pieno riferimento nella norma nazionale vigente con troppi margini per contenziosi anche per sopraggiunte norme di derivazione europea e per una normativa regionale poco omogenea e anch’essa non più attuale.

La nuova norma nazionale, anticipata per i più urgenti spunti fiscali dati dal Piano Nazionale di Settore, da commi della Legge finanziaria 2019 che hanno introdotto importanti novità per i cosiddetti cercatori occasionali, è solo il primo passo per una revisione della normativa di riferimento che poi, con successivi Decreti attuativi e con le normative regionali di dettaglio, troverà piena esplicitazione.

E proprio per questo il primo passo, per essere fermo e certo, non può non partire dalla complessa intesa delle varie parti che il Piano Nazionale di Settore costituisce.

Per questo il Ministero, con il supporto degli Uffici tecnici delle citate Direzioni che hanno promosso, avviato e proseguito l’iter di rinnovo normativo, prosegue nel suo ruolo di affiancamento della componente politica parlamentare che sta portando avanti il DDL congiunto facendosi carico, a nome di tutte le componenti della filiera, di assicurare una trasposizione normativa del Piano Nazionale di Settore che sia la più fedele possibile.

In tutto il mondo il tartufo è sinonimo d’Italia. Eppure, nonostante siamo il primo Paese ad esportare tartufi freschi e lavorati, non ne produciamo a sufficienza sul territorio nazionale. Una situazione che costringe, necessariamente, alle importazioni dall’estero. Per creare valore aggiunto e rosee prospettive occupazionali e reddituali, diviene fondamentale chiudere la filiera, diffondendo la realizzazione di tartufaie. Si tratta di un investimento importante che necessita la possibilità di accedere al credito.

Accesso al credito per lo sviluppo di tartufaie

Dal primo giorno al Mipaaf, mi sono adoperato per comprendere come il credito possa assolvere appieno alla sua funzione di volano per lo sviluppo del settore agricolo. Abbiamo, quindi, analizzato le modalità di concessione, i prodotti utilizzati, l’impianto normativo, le problematiche che continuano a limitare la capacità di sviluppo dell’agricoltura.

Da questa analisi è iniziata una attività di riforma dell’accesso al credito partendo dall’idea di fondo che gli agricoltori non chiedono più agevolazioni ma rivendicano la possibilità di scelta tra i vari strumenti. Il primo passo di questa riforma è stato l’inclusione delle imprese agricole nella garanzia diretta del Fondo di Garanzia per le PMI gestito da Mediocredito Centrale. Dopo meno di quattro mesi dalla sua attuazione, i prestiti concessi per la pandemia Covid e garantiti dal Fondo assommano a 904 milioni di euro, crescono al ritmo di 100 milioni a settimana ed hanno una discreta distribuzione territoriale. Infatti, la prima regione per importo complessivo di operazioni è il Veneto con 116 milioni, ma nelle 7 regioni con più di 50 milioni risultano, oltre a Lombardia, Toscana, Piemonte e Emilia Romagna, anche Sicilia e Puglia. Si tratta dei prestiti di liquidità sino a 30.000 euro e i prestiti per gestione e investimenti sino a 5 milioni di euro.

Questa operatività si aggiunge a quella di Ismea che assomma a 850 milioni circa nel comparto Covid, che a sua volta si aggiunge alla notevole operatività specialistica dell’Istituto (Primo insediamento, Subentro e Ampliamento, Donne in campo, etc.). Ma il percorso di apertura e rinnovamento del credito agricolo continuerà oltre la pandemia con altri strumenti. Anzitutto le garanzie del fondo PMI saranno concesse in via ordinaria utilizzando il de minimis e potranno essere utilizzate per tutte le esigenze, dando agli imprenditori una possibilità in più, specie quando le garanzie che l’azienda è in grado di offrire sono insufficienti.

Poi stiamo pensando ad utilizzare i “regolamenti in esenzione” per concedere aiuti agli investimenti nelle aziende agricole per varie finalità (connessi alla produzione primaria, per trasformazione e commercializzazione, aiuti alla riforestazione e imboschimento, sistemi agro-forestali, attività extra agricole, per calamità naturali, etc.).

Ma il progetto credito prevede almeno altri due aspetti importanti, oltre i prodotti di finanziamento e le garanzie.  Si tratta della valutazione creditizia delle imprese agricole e degli aspetti normativi. Quanti imprenditori lamentano di ricevere un giudizio irragionevole dalla propria banca. Si tratta dei sistemi di rating e dei modelli di valutazione, spesso inadatti a vagliare correttamente il business agricolo. Insieme agli aspetti normativi, spesso antiquati, rischiano di compromettere il dialogo tra imprese agricole e banche. Al contrario, il settore primario può contribuire saldamente alla crescita del paese e merita che si superino gli ostacoli al suo sviluppo. Lo dimostrano tutti i dati positivi che influenzano le politiche creditizie delle maggiori banche le quali già prima della pandemia avevano deciso di aumentare considerevolmente gli impieghi nel settore. Dobbiamo accompagnare queste “buone intenzioni”, frutto di studi e ricerche, con politiche incisive affinché si traducano in buone iniziative imprenditoriali agricole, in grado di valorizzare i territori di cui sono espressione produttiva e culturale. Ad iniziare da un prodotto italiano per l’eccellenza: il nostro tartufo.

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