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Dopo aver raggiunto la ribalta nazionale, anche attraverso una interrogazione parlamentare, Polignano è finalmente tornata in possesso del prezioso Catasto

Polignano torna in possesso del suo Catasto Onciario

Nonostante lo stanziamento di ingenti fondi europei per il restauro dell’intero complesso dell’ex convento dei ss. Severino e Sossio, sede dell’Archivio di Stato di Napoli, un ballatoio tarlato dal tempo e una scala inaffidabile in quanto vetusta hanno reso a lungo inaccessibile il catasto onciario del Comune di Polignano a Mare (BA), in deposito nella splendida Sala Catasti. Almeno sino all’interrogazione da me presentata al ministro della Cultura Dario Franceschini, a seguito dei reiterati ma infruttuosi interventi dello studioso locale Carlo De Luca. Per Polignano si tratta di una conquista non di poco conto che può aprire scenari sinora sconosciuti sul fiorente passato della cittadina costiera barese.

 

Settimanale FAX - 07.05.2016

Settimanale FAX – 07.05.2016

 

La nostra comunità potrà finalmente avere a disposizione (attraverso “il libro magno del Catasto, i sette libri di rivele e i due libri di Atti preliminari” tutti finalmente in mio possesso pagina per pagina in fotoriproduzione) una mole di dati impressionante su quella che era la Polignano di metà ‘700. Un patrimonio di informazioni che spero al più presto giovani volenterosi vorranno condividerne con me gli studi e gli approfondimenti, a beneficio della conoscenza del pozzo profondo della nostra storia passata commenta Carlo De Luca, autore di diverse ricerche documentarie pubblicate a sue spese e distribuite gratuitamente a tutti gli appassionati di storia localeA primo acchito, ma dopo aver già esaminato oltre 700 pagine su circa 4.000, ciò che mi ha lasciato piacevolmente colpito, per non dire che mi ha veramente riempito d’orgoglio, è lo scoprire che tra i ‘capifuoco’ (cioè i capifamiglia) dell’epoca, solamente un numero esiguo era considerato nullatenente. Da un primo esame del libro onciario si può rilevare con ineccepibile autorità documentaria (non si dimentichi che l’onciario era predisposto a fini fiscali e che le ‘rivele’ infedeli comportavano la confisca dei beni non dichiarati!) che la stragrande maggioranza era proprietaria di casa e che tutti i polignanesi dell’epoca (tranne i sette classificati “niente possiede”) avevano un piccolo appezzamento di terra da coltivare, un’opera o due di uliveto e qualche quartiere di vigne, e spesso anche un fazzoletto di terre ortalizie. Certo continua lo studioso polignanese non vi era l’attuale opulenza e l’odierno consumismo, pochissimi vivevano in ‘case palazziate’ e moltissimi invece in orrida promiscuità con le bestie ma, nonostante epidemie, carestie e flagelli vari, non si soffriva né miseria né fame perché tutti potevano sfamarsi sia da quanto riuscivano a produrre nelle loro piccole proprietà fondiarie sia raccogliendo quant’altro occorrente per vivere attraverso gli usi civici di erbatico, legnatico etc. E moltissimi, come risulta dalle pagine dell’onciario, erano quelli che possedevano una somarra, o una giumenta o un cavallo o bovi aratori. E ciò potrebbe forse spiegare anche perché il nostro paesino, al contrario di paesi limitrofi come ad esempio Fasano, Conversano, Monopoli non è pieno di magioni e di palazzi signorili: in loco vi era una ricchezza, certamente piccola ma maggiormente e meglio diffusa e distribuita tra tutti quando altrove, invece, vi erano proprietari di grandi estensioni di terre in grado di arricchirsi a dismisura e così poter costruire immobili di pregio. Insomma conclude De Luca – Polignano ha avuto un remoto passato di grande livello socio culturale come attestato dal ritrovamento di preziosissimi vasi peuceti del terzo secolo A.C., ma anche il passato più recente è da apprezzare e valorizzare oltre che da continuare a studiare con orgoglio di paesano. Un altro aspetto che mi ha sorpreso è che per la prima volta venivano tassati i beni ecclesiastici sia pure al 50% del valore di rendita. E tant’altro si può ancora dire. Ma le mie forze sono limitate e forse anche le mie sinapsi diventano sempre più arrugginite, per cui il ‘largo ai giovani’ è pure in questo caso l’imperativo d’obbligo”.

 

 

I primi estratti del Catasto Onciario del 1752 sarà possibile leggerli nel prossimo “Diorama” del dottor De Luca, ma la speranza è che l’Amministrazione colga l’importanza di questo documento e ne incentivi lo studio e l’analisi. Questa battaglia l’ha condotta e vinta De Luca ma, come egli stesso afferma c’è bisogno di giovani leve disposte ad appassionarsi allo studio dei documenti antichi che possono aiutarci a comprendere la storia di Polignano. La speranza è che il Sindaco e l’Assessore al Turismo e alla Cultura si confrontino e riescano a comprendere l’importanza di un documento unico mai esaminato da alcuno prima di ora, così da incentivarne l’analisi e lo studio a beneficio di tutti, anche di non polignanesi.

 

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