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La politica commerciale europea dei dazi sull’olio di oliva, a discapito dell’agricoltura dei Paesi membri, non è la via per far progredire la Tunisia
La politica commerciale europea dei dazi sull’olio di oliva, a discapito dell’agricoltura dei Paesi membri, non è la via per far progredire la Tunisia

Olio: togliere i dazi non è “aiutarli a casa loro”

Replica al seguente articolo de “Il Foglio“:

 

Il Foglio - 28.01.2016

Il Foglio – 28.01.2016

 

Dopo la decisione del Consiglio affari generali del 20 luglio 2015, con il quale si sono poste le basi per l’adozione di una misura commerciale autonoma consistente in un contingente tariffario senza dazio, temporale e unilaterale di 35.000 tonnellate all’anno per le esportazioni tunisine di olio di oliva nell’Unione europea (che si sommano alle attuali 56.700 tonnellate), abbiamo presentato una risoluzione in Commissione Agricoltura alla Camera per impegnare il ministro Martina ad intervenire con urgenza per ritarare la proposta. Siamo ben coscienti che la Repubblica tunisina sia uno dei Paesi con il maggior numero di giovani che sposano la causa del califfato e si arruolano come combattenti nell’Isis, specie dopo il rapido tradimento delle speranze coltivate a seguito delle proteste del 2011 e della conseguente gravissima crisi occupazionale.

 

Olio tunisia

 

Proprio per questo è indispensabile che l’Unione europea intervenga a sostegno della creazione di posti di lavoro: tuttavia tale obiettivo può essere conseguito attraverso la predisposizione di particolare programmi di aiuto da iscriversi nell’ambito dell’accordo euro-mediterraneo di associazione e a cui destinare anche le risorse derivanti dal mantenimento dei dazi, posto che, comunque, la loro mancata riscossione avrebbe una incidenza negativa sul bilancio comunitario. L’utilizzo da parte dell’Ue di strumenti di politica commerciale a sostegno della stabilità dei Paesi beneficiari, oltre a danneggiare spesso le produzioni degli Stati membri come nel caso delle sanzioni imposte alla Russia a seguito della crisi con l’Ucraina, non consente la rimozione delle cause strutturali della disoccupazione, non favorisce programmi di sviluppo endogeno in grado di eliminare le dinamiche di esclusione. Anzi, rischia di favorire fenomeni speculativi poiché, come noto, a beneficiare principalmente delle misure in questione saranno i grandi gruppi industriali a cui fa capo la produzione tunisina di olio di oliva e nessuna certezza può aversi, a oggi, circa le eventuali ricadute positive sui tassi di occupazione giovanile nazionale.

 

Il Foglio - 30.01.2016

Il Foglio – 30.01.2016

 

Per approfondimenti:

Il Foglio