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Con i nuovi limiti imposti dall’Europa, le aziende olivicole della Puglia che coltivano Coratina vengono penalizzate
Con i nuovi limiti imposti dall’Europa, le aziende olivicole della Puglia che coltivano Coratina vengono penalizzate

Olio: l’Ue mette a rischio la Coratina pugliese

Non solo l’approvazione di ulteriori 35.000 tonnellate all’anno per le esportazioni tunisine di olio di oliva nell’Unione europea. Da Bruxelles giunge una nuova minaccia all’olivicoltura pugliese. Con le recenti modifiche introdotte nel reg. Cee 2568/91, infatti, sono imposti nuovi limiti dall’Europa che penalizzano le aziende olivicole della Puglia che avevano intrapreso un percorso di tracciabilità. Argomento di riforma sono i valori analitici parametrici di alcune qualità di olio, tra le quali spicca la Coratina: con l’aggiunta di un decimale per quantificare i risultati della composizione degli acidi grassi, infatti, si supera leggermente la soglia prevista dalla normativa comunitaria. Come specificato nella denuncia delle organizzazioni della filiera olivicola olearia italiana, peraltro, tali superamenti non incidono minimamente né sul livello qualitativo degli oli, che rimangono eccellenti rispondendo a parametri ben più importanti come l’acidità e la valutazione organolettica, né sulla genuinità degli stessi.

 

 

Non di rado capita che l’olio ottenuto dalle olive prodotte dalle aziende agricole nazionali, una volta analizzato, presenti valori non conformi al regolamento e pertanto non è consentita la vendita come ‘olio di oliva’ oppure come “olio extravergine”, a meno di essere miscelato con altri oli e perdendo così tutto il valore aggiunto che gli conferiscono le informazioni relative alla propria storia, origine ed identità. È purtroppo il caso della Coratina per quanto riguarda l’acido eicosenoico, leggermente superiore al limite ammesso senza che ciò costituisca tentativo di sofisticazione.

Per questo, con il collega Paolo Parentela, abbiamo presentato sia una risoluzione sia una interrogazione parlamentare per chiedere al Governo di intervenire urgentemente presso le sedi comunitarie competenti affinché le prescrizioni recate dal regolamento n. 2015/1830, con riferimento alle analisi sulla composizione in acidi grassi ed i parametri di conformità stabiliti dal Consiglio oleicolo internazionale, non vadano ad impattare negativamente sulla già precaria economia delle aziende agricole pugliesi che hanno volontariamente scelto un sistema di certificazione di qualità dei prodotti e la tracciabilità. Il Governo la smetta di distrarsi e di pensare solo agli interessi delle multinazionali e si faccia per una volta portavoce degli interessi dei piccoli produttori che hanno deciso di investire in qualità e tracciabilità: il vero made in Italy ha bisogno di essere difeso.

 

 

La problematica dei parametri di acidi grassi dell’olio di Coratina, accompagnata in questa vicenda dalla varietà Carolea calabrese, è approdata anche al Parlamento europeo con una interrogazione dell’eurodeputata Laura Ferrara (M5S) che ne ha richiesto la revisione alla Commissione Ue.

 

 

 

Per approfondimenti:

BatMagazine

Quotidiano di Foggia

Quotidiano di Bari

CerignolaViva

LoStradone

Daunia.com

CoratoLive

StatoQuotidiano

DelfiniErranti

BrindisiLibera

Bisceglie24

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