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La produzione di energia può contribuire alla vitalità delle aree rurali, sia in termini di opportunità di lavoro che in termini di servizi offerti.

L’agricoltura tra clima, energia e rilancio economico

Rapporto tra agricoltura e cambiamenti climatici. Se da una parte l’agricoltura contribuisce al cambiamento climatico dall’altra ne paga le conseguenze. Quale è il peso di questo comparto in termini emissivi e l’impatto dei danni che subisce?

Nel nostro Paese, secondo i recenti dati ISPRA, l’agricoltura, compreso il settore zootecnico, è responsabile del 7% delle emissioni totali italiane che, peraltro, in larga parte sono riassorbite dalla stessa attività agricola. Dall’altro lato, l’attività agricola è direttamente esposta agli effetti negativi del cambiamento climatico, basti pensare agli eventi atmosferici estremi che con sempre maggiore frequenza e intensità coinvolgono il nostro territorio (per citarne alcuni: trombe d’aria, grandinate, alluvioni, siccità). Quando parliamo di rapporto tra agricoltura e cambiamenti climatici non possiamo non tenere in considerazione che il comparto primario ha un forte potenziale sul piano delle strategie di adattamento e di mitigazione dei cambiamenti climatici: potenziale che in questi anni è stato espresso sempre di più, anche a fronte della direzione impostata a livello europeo. Insomma, l’agricoltura sta facendo e farà sempre di più la sua parte. Allo stesso tempo, l’attività agricola è particolarmente coinvolta dagli effetti negativi dei cambiamenti climatici ma è comunque chiamata a garantire cibo in quantità sufficiente e di qualità in termini nutrizionali, utilizzando con maggiore efficacia le risorse naturali e riducendo gli impatti ambientali.

Agricoltura ed energia. In ragione della sua importanza, l’agricoltura italiana è un comparto strategico che con gli interventi energetici può non solo aiutare sul fronte dei cambiamenti climatici, ma anche su quello della produttività del sistema paese. Come coniugare al meglio produzione agricola ed energetica? Quali tecnologie prediligere?

Per coniugare al meglio produzione agricola e energetica, gli interventi devono essere orientati affinché la produzione di energia costituisca a tutti gli effetti una fonte di integrazione del reddito delle aziende (autoconsumo/cessione a terzi) e, quindi, un elemento di competitività delle imprese agricole. Non dimentichiamo che, soltanto in questo modo, la produzione di energia può contribuire alla vitalità delle aree rurali, sia in termini di opportunità di lavoro che in termini di servizi offerti in questi territori. Inoltre, uno sviluppo equilibrato della produzione energetica in ambito agricolo può dare certamente un importante contributo nell’ambito del più ampio quadro della politica energetica nazionale e, quindi, incidere positivamente sulla produttività del sistema Paese. L’incremento dell’obiettivo europeo 2030 di riduzione delle emissioni di CO2 comporta necessariamente una revisione al rialzo degli obiettivi nazionali sulle rinnovabili. A livello di tecnologie, il cui sviluppo in questi anni permette di avere a disposizione soluzioni sempre più innovative, focalizzeremo i nostri sforzi su biometano, biomassa e fotovoltaico, senza ovviamente trascurare le produzioni esistenti e i previsti sviluppi per le altre tecnologie, come prevede il Piano nazionale integrato per l’energia e il clima.

Lentezza burocratica. In Italia, nonostante i progressi compiuti, rimane ancora una criticità legata all’iter autorizzativo: da un lato troppo lungo e dall’altro differenziato a livello regionale. Due fattori che limitano inevitabilmente gli investimenti. Cosa si può fare in tal senso?

Consapevole delle criticità del connubio rinnovabili-agricoltura, ho fortemente voluto, in accordo con la sottosegretaria Todde, che all’interno dello specifico gruppo di lavoro insediato presso il Ministero dello Sviluppo Economico fosse presente anche il Crea, il Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria del Ministero delle Politiche Agricole, così da comprendere quali sviluppi futuri potranno esserci, attraverso una analisi scientifica e tecnica. Il gruppo di lavoro sono certo che potrà fornire importanti indicazioni anche in termini di aggiornamento e armonizzazione della legislazione specifica. Più in generale, credo che un altro elemento necessario per ottimizzare la gestione di tematiche così rilevanti per il nostro Paese e al tempo stesso trasversali sia una forte condivisione tra Amministrazioni centrali che sono sempre di più chiamate a lavorare su strategie complesse nelle quali devono conferire e integrare competenze settoriali differenti. 

Recovery Fund. I fondi del Next Generation EU costituiscono una grossa opportunità per il rilancio del settore. Servono però progetti concreti e sostenibili. In che direzione si sta muovendo il nostro paese?

I fondi del Next Generation EU certamente rappresentano un’opportunità e un’occasione che dobbiamo essere in grado di cogliere al meglio, non soltanto in termini di risorse finanziarie disponibili ma anche costruendo un “impianto” coerente, una strategia complessiva che definisca chiaramente contenuti, modi e tempi di attuazione. Ecco perché all’interno di questo quadro devono trovare spazio progetti ben definiti e realizzabili in tempi certi.

Per quanto riguarda il settore agroalimentare, l’orientamento che ci siamo dati come Ministero è quello di dare priorità a iniziative che siano in grado di incrementare reddito e occupazione in modo duraturo, anche a vantaggio dei settori a monte e a valle di quello direttamente beneficiario dell’intervento. Sono stati presentati, pertanto, progetti per il biometano e l’agrofotovoltaico.

Le priorità individuate per il settore agroalimentare nell’utilizzo del Next Generation EU possiamo sintetizzarle così: migliorare la competitività del settore agroalimentare con particolare attenzione ai rapporti di filiera; creare e rafforzare le infrastrutture logistiche per agevolare la propensione all’export delle piccole e medie imprese, rigenerare i sistemi produttivi attingendo al patrimonio di biodiversità che contraddistingue il nostro Paese, incrementare l’energia prodotta da fonti rinnovabili, migliorare la sostenibilità ambientale dei nostri processi produttivi, sviluppare la filiera foresta-legno-energia attraverso una gestione forestale sostenibile.

Altro elemento che abbiamo considerato è la necessità di intervenire sul dissesto idrogeologico che, purtroppo, interessa grandi porzioni del territorio italiano e sulle condizioni delle aree interne del nostro Paese, spesso prive di servizi fondamentali, di modo che non si vada ad escluderle dalle opportunità di sviluppo e dalle possibilità che si possono aprire per la vita e il lavoro dei cittadini.

In questo quadro, emerge con forza il ruolo strategico dell’agricoltura e, quindi, la convergenza tra rafforzamento e valorizzazione del settore e l’interesse nazionale.

Intervista a Ri-energia

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