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Il nostro Paese ha bisogno di scelte coraggiose per delineare il percorso di sviluppo futuro da intraprendere.

Intervista su Xylella fastidiosa

Quali furono le ragioni fondanti che indussero il Governo ad espletare un’indagine conoscitiva sull’emergenza legata alla diffusione della Xylella fastidiosa nella Regione Puglia?

L’indagine conoscitiva è stata promossa dalla Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati, presieduta dal collega Filippo Gallinella (M5S), proprio con l’obiettivo di acquisire elementi di conoscenza e di valutazione del fenomeno nel suo complesso, comprenderne l’evoluzione sul territorio a partire dal primo ritrovamento datato maggio 2013, valutare le strategie adottate per il contenimento del patogeno e il contrasto alla sua diffusione ed individuare interventi per la ripresa economica delle aree interessate.

Nel dibattito pubblico si assisteva, oramai da tempo, alle più variegate letture del fenomeno. Era doveroso, pertanto, fermarsi per analizzare insieme la realtà degli avvenimenti così da fornire a tutti i decisori politici, di qualsiasi colore, i medesimi strumenti conoscitivi per addivenire alle scelte più consone per fronteggiare questa devastante fitopatia.

L’indagine ha permesso di ascoltare i contributi sul tema di numerosi soggetti (rappresentanti delle organizzazioni agricole, degli enti di ricerca, degli ordini professionali, della filiera olivicola, esperti e docenti di diverse Università italiane, autorità politiche) consentendo di redigere uno strumento di conoscenza del fenomeno, una precisa fotografia della situazione legata alla Xylella fastidiosa come risultante al 21 febbraio 2019, data in cui il documento finale dell’indagine conoscitiva ha ottenuto il via libera dalla Commissione Agricoltura di Montecitorio, con una votazione praticamente all’unanimità.

Quale fu l’esito della stessa?

Interventi per frenare il proliferare del vettore, la cosiddetta sputacchina, ed eliminazione delle potenziali fonti di inoculo, accompagnate dalle consuete buone pratiche agronomiche che dovrebbero essere la “normalità” ma che – troppo spesso ignorate – hanno permesso il diffondersi della malattia in maniera devastante. Questi furono le chiare conclusioni dell’attento e approfondito lavoro parlamentare condotto in Commissione Agricoltura alla Camera.

Gli approfondimenti svolti nel corso dell’indagine hanno evidenziato, pertanto, la difficile situazione dell’olivicoltura pugliese a causa dell’avanzare del batterio, nonostante gli interventi e le misure adottate già a partire dal 2013, e l’urgenza di un intervento articolato su varie azioni sinergiche da mettere in atto contemporaneamente, in modo da agire su più fronti ed aggredire, o almeno, contenere, l’avanzata della Xylella sul territorio. L’indagine ha mostrato, poi, con chiarezza come l’emergenza avesse assunto valenza nazionale sia per i pericoli di contaminazione sia per il danno prodotto al comparto di produzione olivicola. Il documento ha ben delineato la complessità della situazione e la necessità di intraprendere azioni e reperire risorse destinate sia a combattere l’emergenza che a ristorare i danni subiti dal settore.

Quale è stato il rapporto della sua attività politica prima e dopo?

Le motivazioni alla base dell’avvio di una indagine conoscitiva sono state prettamente di tipo politico. Sin dal primo momento, infatti, il mio approccio alla problematica è stato di carattere scientifico. Dopo aver letto la prima intervista al prof. Franco Nigro, pubblicata dalla Gazzetta del Mezzogiorno, ho aperto un canale diretto con il mondo scientifico, universitario e della ricerca che si apprestava ad analizzare e studiare questo inaspettato fenomeno, sino ad allora relegato ai territori delle Americhe. Ho supportato il lavoro scientifico dal Parlamento, portando avanti le esigenze dei ricercatori per addivenire ad una soluzione. La Regione Puglia ha preferito altre strade e, in un primo momento, anche parte della mia compagine politica. Ciò, però, assolutamente al di fuori della Commissione Agricoltura della Camera che ha sempre optato per un approccio laico e scientifico preferendolo ai facili innamoramenti di soluzioni senza solide basi che si sono rivelate fallaci e nefaste per il paesaggio, l’ambiente e la redditività degli olivicoltori pugliesi.

Quali sono le ripercussioni economiche del “fenomeno Xylella” in Puglia, non solo da un punto di vista strettamente olivicolo ma anche vivaistico e turistico.

Le ripercussioni sono state, a dir poco, devastanti. Crollo della produzione olivicola, praticamente azzerata in intere aree del Salento a cui si è inevitabilmente legata una perdita cospicua di giornate per tutta una schiera di braccianti che non ha potuto, così, raggiungere le giornate minime per la disoccupazione agricola. Ripercussioni anche per il vivaismo con il blocco della movimentazione e commercializzazione delle piante: dalle barbatelle alle brassiche. Per andare incontro a questo comparto che ha pagato le conseguenze del fenomeno Xylella sono state trovate soluzioni ad hoc, ultimo il Regolamento comunitario che ha sostituito la precedente Decisione Ue e che permette ai vivaisti una maggiore operatività nelle strette maglie comunitarie imposte per il contenimento del fenomeno. Inevitabili, infine, le ripercussioni sul turismo per quelle zone che hanno dovuto rinunciare al paesaggio olivetato: per fortuna la Puglia ha tante ricchezze e bellezze in grado di supplire e far ugualmente brillare gli occhi di visitatori e turisti.

Secondo un approccio di politica economica, quale è/quale è stato l’intervento dello Stato per favorire la crescita economica della Regione Puglia, in termini di volumi di investimento, obiettivi perseguiti e perseguibili, ad oggi quale è lo stato dell’arte?

I primi interventi sull’emergenza Xylella fastidiosa sono datati 2014, quando in Legge di Bilancio furono stanziati 5 milioni di euro per il potenziamento del servizio fitosanitario nazionale e dei sistemi di monitoraggio e controllo. Nel 2015, il Decreto legge n. 51 ha previsto l’istituzione presso il Ministero delle Politiche Agricole di un fondo (4 milioni di euro per l’anno 2015 e a 14 milioni di euro per ciascuno degli anni 2016 e 2017) per la realizzazione di interventi finalizzati al recupero del potenziale produttivo e competitivo nel settore olivicolo-oleario. Nel 2017, poi, nell’ambito delle disposizioni urgenti per la crescita economica nel Mezzogiorno (DL 91) sono stati stanziati 200.000 euro a sostegno della ricerca. La Legge di Bilancio 2018 ha stanziato 5 milioni di euro per il triennio successivo da destinare al finanziamento di contratti di distretto per i territori danneggiati dal batterio, ha rifinanziato con due milioni il Fondo di solidarietà nazionale per il biennio 2018-2019 e ha destinato 3 milioni di euro per il reimpianto con piante tolleranti o resistenti al batterio Xylella fastidiosa nella zona infetta sottoposta a misure di contenimento. A fronte di questi interventi di lieve entità, il Governo Conte si è subito adoperato in considerazione degli effetti economici riscontrati in Puglia: il 14 febbraio 2019, infatti, il Mipaaf ha adottato il “Piano di intervento per il rilancio del settore agricolo e agroalimentare nei territori colpiti da Xylella”. Obiettivo: individuare una serie di azioni coordinate per ripristinare e rilanciare l’economia agricola e agroalimentare del territorio, tenuto conto che il settore olivicolo della Regione Puglia è composto da aziende orientate al mercato ma anche da piccole realtà di autoproduzione che rappresentano per il territorio un’attività economica e occupazionale e l’espressione di cultura, paesaggio, identità. Un piano che parte da una visione di insieme che abbraccia la filiera olivicola, il settore vivaistico e, in generale, l’economia agricola dei territori colpiti. D’altronde, come abbiamo visto, la diffusione della Xylella ha profondamente modificato la filiera olivicola e del vivaismo pugliese in termini economici, spaziali e tecnico-agronomici.

Il Piano, pertanto, delinea molteplici interventi, tra i quali:

  • il ripristino del potenziale produttivo nelle aree colpite (che consente di sostenere l’economia agricola, conservare il paesaggio agrario di alto valore simbolico e culturale, evitare l’abbandono dei terreni);
  • azioni di riconversione verso cultivar resistenti di olivo e verso altre colture arboree (anche al fine di diversificare il paesaggio agrario e aumentare la biodiversità nel territorio ma solo in condizioni di redditività e sostenibilità economica nel tempo delle nuove produzioni, cioè valutando, in fase operativa, quali siano le condizioni strutturali e di mercato e i modelli di gestione per consentire risultati economici vantaggiosi);
  • salvaguardia olivi secolari/monumentali (in quanto elementi di assoluto valore paesaggistico che definiscono e caratterizzano l’identità del territorio pugliese, ai quali va riconosciuta, oltre alla funzione produttiva, anche quella, oltremodo importante, di difesa ecologica e idrogeologica dei suoli);
  • interventi compensativi delle perdite di reddito per gli olivicoltori e i vivaisti, i lavoratori dipendenti e gli altri operatori della filiera (compensare i minori redditi che si verificano tra la perdita di produzione vendibile conseguente alla batteriosi e l’eradicazione, da un lato, e la fase di rientro in produzione a regime, dall’altro, sotto diverse forme: sostegno per mancato reddito sotto forma di premio a superficie, decontribuzione dei costi previdenziali da applicare alla parte agricola della filiera olivicola, decontribuzione dei costi previdenziali da applicare alla parte non agricola della filiera olivicola, la sospensione delle scadenze dei mutui da applicare alla parte agricola della filiera olivicola);
  • sostegno alle imprese agricole pugliesi del settore olivicolo e vivaistico che hanno subito danni dalla Xylella (possibilità di attivare la garanzia a prima richiesta dell’ISMEA a fronte degli investimenti necessari per la ripresa dell’attività produttiva nonché per operazioni di ristrutturazione del debito);
  • sostegno alle imprese vivaistiche (sostegno specifico per le aziende vivaistiche con due finalità: sostenere l’adeguamento strutturale per i controlli sanitari richiesti ai vivai, che hanno condotto ad un aumento dei costi di produzione e agevolare il loro trasferimento in aree indenni);
  • progetti pilota di accorpamento fondiario/contrasto all’abbandono (azione che prende vita dalla considerazione che l’area colpita dalla Xylella si caratterizza, rispetto alle altre aree pugliesi, per una più accentuata frammentazione fondiaria. In questo quadro, si è previsto, al fine di facilitare l’insediamento di giovani imprenditori, che ISMEA attribuisca una dotazione specifica di 5 milioni di euro nel bando del primo insediamento agli interventi di ricomposizione fondiaria ricadenti nelle aree infette da Xylella).

Accanto alle misure per il ripristino dell’attività produttiva e quelle per l’indennizzo dei danni subiti, il Piano individua anche misure per il rilancio della filiera olivicola nel suo complesso e dei legami intersettoriali di questa filiera con il territorio e il paesaggio. Infatti, l’economia dell’olivo nelle province interessate presenta importanti legami con il turismo, le attività connesse all’agricoltura, il paesaggio. Nella misura in cui l’economia dell’olivo viene profondamene colpita nei suoi assetti produttivi e nel patrimonio olivicolo, anche l’economia dell’intera area ne risente in modo vistoso. In questo quadro, rientrano iniziative volte al potenziamento delle Organizzazioni di Produttori e forme più avanzate di cooperazione orizzontale e verticale lungo la filiera, alla modernizzazione dei frantoi, misure per la diversificazione dell’economia rurale e per la conservazione del paesaggio.

La realizzazione degli interventi implica necessariamente un coordinamento tra i diversi livelli istituzionali e una sinergia a livello finanziario, con la messa a sistema di risorse regionali, nazionali, europee. Il Piano, al momento della sua adozione, poteva contare su un ammontare di 100,65 milioni di euro (48,05 a carico del Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali e 52,60 a carico della Regione Puglia) da utilizzare attraverso un protocollo d’intesa tra il Ministero e la Regione.

Nell’affrontare la situazione, lo Stato si è fatto promotore di una condivisione delle iniziative con il territorio interessato, di un coinvolgimento di tutti i soggetti interessati, portatori di interesse, mondo della ricerca e produttori, ha curato il necessario dialogo e confronto con gli organi europei, promuove la ricerca, favorisce il coordinamento e l’attuazione delle azioni previste e il reperimento delle risorse necessarie.

Tra gli interventi normativi più recenti si segnala, nell’ambito delle disposizioni in materia di rilancio dei settori agricoli in crisi, il Decreto Legge del 29 marzo 2019 n. 27, che istituito presso il Mipaaf un fondo per la realizzazione di un Piano straordinario per la rigenerazione olivicola della Puglia con una dotazione pari a 150 milioni di euro per ciascuno degli anni 2020 e 2021 finanziato grazie alle risorse reperite dall’ex ministro per il Sud Barbara Lezzi. Vale la pena ricordare anche lo strumento dei contratti di distretto Xylella  introdotto con la Legge finanziaria 2018: i contratti affiancano agli obiettivi di un distretto (tra i quali promuovere lo sviluppo territoriale, la coesione e l’inclusione sociale, favorire l’integrazione di attività caratterizzate da prossimità territoriale, garantire la sicurezza alimentare, diminuire l’impatto ambientale delle produzioni) lo scopo di realizzare un programma di rigenerazione dell’agricoltura nei territori colpiti dal batterio, anche attraverso il recupero di colture storiche di qualità. A seguito dell’avviso pubblico del 17 febbraio 2020, il Ministero ha ricevuto tre domande di agevolazione e tutti e tre i progetti sono stati giudicati ammissibili. Allo stato attuale, sono stati ammessi al finanziamento “Rigenerazione Sostenibile” per un contributo in conto capitale pari a 31,5 milioni di euro (il programma finanziato prevede investimenti totali di quasi 50 milioni di euro che andranno a beneficio di ben 76 aziende operanti nel distretto) e “Radici Virtuose” per un contributo in conto capitale pari a 30 milioni di euro (il progetto prevede investimenti pari a oltre 48 milioni di euro e un coinvolgimento di 96 aziende).

A che punto è, invece, la spesa sul Piano straordinario di rigenerazione olivicola della Puglia (Decreto interministeriale 6 marzo 2020, n. 2484)?

Ad oggi sono stati sbloccati 14 milioni di euro per i reimpianti, 1 milione di euro per la salvaguardia degli ulivi monumentali, 68,5 milioni di euro per il sostegno al reddito degli olivicoltori per le annualità 2016-2017 e 20 milioni di euro per i frantoiani nonché i fondi per i contratti di distretto.

Analizzando nel dettaglio le varie voci del Piano, osserviamo che per il contrasto al vettore ed eliminazione delle fonti di inoculo sono stati stanziati complessivamente 5 milioni di euro e sono in corso le interlocuzioni con la Regione Puglia su una bozza di proposta. I 20 milioni di euro per la rimozione delle piante disseccate a seguito della Xylella nella zona infetta sono in attesa della proposta regionale, in corso di predisposizione. Dopo i primi 14 milioni di euro concernenti l’articolo 6 sul reimpianto olivi in zona infetta, deliberati dalla Regione il 31 luglio scorso, si è al lavoro per il trasferimento dei rimanenti 26 milioni previsti per l’attuazione dell’intervento nel 2021. Nessuna novità sui 25 milioni di euro per la riconversione verso altre colture (art. 7) mentre è stato liquidato a favore della Regione il primo milione di euro (di 5 complessivi) per la salvaguardia degli olivi secolari o monumentali. A fronte di un fabbisogno segnalato notevolmente superiore alle risorse stanziate per il sostegno al reddito con interventi compensativi in favore delle aziende agricole (120 milioni di euro), nel 2021 si procederà al trasferimento della disponibilità residua dopo aver erogato 68,5 milioni nel 2020. Idem per i rimanenti 20 milioni di euro per gli interventi compensativi in favore dei frantoi oleari che saranno erogati da Agea, a cui sono stati assegnati già i 15 milioni del 2020. I 5 milioni di euro per il sostegno alle imprese vivaistiche attendono una nuova allocazione per le necessità aziendali, dato che le esigenze del settore sono state soddisfatte con il bando 5.1 del PSR.

Ai contratti di distretto Xylella sono destinati complessivamente 13 milioni di euro, il cui bando – come detto in precedenza – si è chiuso a giugno 2020. Per la diversificazione dell’economia rurale e l’accorpamento fondiario, per la cui attuazione sono stati destinati 5 milioni di euro per il 2021, si è in attesa di ricevere dalla Regione Puglia la proposta operativa. Sulla misura “Comunicazione e informazione”, con una dotazione di 10 milioni di euro, è al lavoro Agea che presenterà una proposta tecnica sul progetto di portale su cui far convergere tutti i dati disponibili nelle aree colpite da Xylella. Uno strumento finalizzato a supportare la Regione nell’attuazione degli interventi di competenza e, allo stesso tempo, a rappresentare lo strumento ufficiale di comunicazione del problema Xylella, anche a livello internazionale. Sui 20 milioni di euro destinati alla “Ricerca e sperimentazione” è in corso la ricognizione dei progetti di ricerca per proporre azioni conseguenti. La Regione Puglia ha chiesto che i 5 milioni di euro dedicati al potenziamento della rete dei laboratori pubblici vengano utilizzati per incrementare l’attività dei cinque laboratori che si occupano di Xylella sul territorio. Infine, i 5 milioni di euro per il “monitoraggio e diagnostica” attendono la definizione di eventuali altre attività in addizione a quanto già previsto dai Programmi di monitoraggio cofinanziati.

Come si prospetta il futuro della lotta alla Xylella?

Nonostante le difficoltà di azioni sinergiche da parte di agricoltori, proprietari terrieri e Enti locali e la lentezza della spesa dei fondi messi a disposizione dei Governi Conte da parte della Regione Puglia, da inguaribile ottimista confido che la Xylella possa rappresentare per il comparto olivicolo-oleario ciò che lo “scandalo metanolo” fu per il settore vitivinicolo italiano. Il nostro Paese ha bisogno di scelte coraggiose per delineare il percorso di sviluppo futuro da intraprendere. Le grandi potenzialità non devono rimanere tali ma dovranno divenire concrete occasioni di crescita e reddito per i nostri territori vocati all’olivicoltura. Un settore che attraverso l’innovazione, la digitalizzazione, la ricerca, la professionalità e la lungimiranza politica può essere sinonimo di paesaggio, natura, ambiente, ricchezza e lavoro.

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