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La mia intervista al trisettimanale Trotto & Turf.

Intervista a Trotto & Turf

Come vede il futuro dell’ippica?

Se facciamo le cose fatte bene e il settore riesce a far cambiare l’approccio culturale nei suoi confronti allora ci potrà essere una crescita e un rilancio. Sono fiducioso. Ho visto tante criticità ma comincio a vedere anche tanti segnali positivi.

L’ippica è stata per decenni un fiore all’occhiello dell’Italia. Campioni che si sono affermati in tutto il mondo, occupazione, giro d’affari. Da un po’ di tempo è entrata in un preoccupante cono d’ombra. Potrebbe indicarci tre mosse per il rilancio?

Tre? Arrivo fino a quattro. La prima mossa è una nuova governance del settore perché così non si può andare avanti; la seconda mossa fondamentale è rivitalizzare le scommesse con una serie di interventi a 360 gradi a cominciare dall’omogeneizzazione della tassazione delle scommesse ippiche rispetto alle altre scommesse sportive o magari introducendo nuovi tipi di scommesse. Terzo punto importante è l’utilizzo di strumenti di comunicazione e di promozione. La tv deve avere un nuovo ruolo perché oggi rappresenta una perdita netta, nel senso che non porta nessun valore aggiunto per il ministero. E poi la quarta, indispensabile: dobbiamo riportare la gente negli ippodromi.

E come ce la riportiamo?

Serve fare una campagna promozionale anche in accordo con i Comuni perché non dobbiamo dimenticare che gran parte degli ippodromi sono di proprietà comunale. Quindi una collaborazione con loro diventa fondamentale per far vivere questi spazi anche al di là dell’ippica.

Quando parla di nuova governance non è che sta pensando all’ingresso dell’ippica nel Coni?

Stiamo facendo diversi ragionamenti perché l’importante è valutare tutte le possibilità, poi ci sarà una condivisione con le istituzioni e le associazioni del settore per scegliere la soluzione migliore per tutti.

Facciamo un piccolo passo indietro. Lei parla di revisione delle scommesse, di adeguamento dell’aliquota, ecc.. Ma non va contro le idee del Movimento 5 Stelle, il suo partito?

No, perché noi non abbiamo abolito le scommesse. Né pensiamo di farlo, altrimenti bisognerebbe trovare un gettito pari per garantire i servizi dello Stato. Anzi, l’omogeneizzazione della tassazione delle scommesse ippiche portandole allo stesso livello delle altre scommesse sportive consentirebbe allo Stato di avere maggior gettito.

Quando si pensa alla filiera ippica, vengono in mente il lavoro, l’ambiente e i giovani. In Francia e Inghilterra viene considerata un’opportunità importante e per questo ci sono scuole professionali ad hoc. Potrebbe essere una soluzione anche per l’Italia?

Certamente. In questo vedo come principali protagonisti gli ippodromi e le associazioni di categoria degli allevatori sia del trotto e del galoppo che possano trovare appoggio anche da esperienze internazionali. Questo è uno dei punti della riforma complessiva dell’ippica.

Veniamo a un tema di stretta attualità. Come pensa di risolvere la questione contrattuale degli ippodromi 2020 e disciplinare il rapporto con loro per i prossimi anni evitando che ogni anno si presenti il tema del contratto?

La strada è quella che stiamo già impostando. Si basa su tre passaggi fondamentali. Un riconoscimento su criteri maggiormente selettivi delle società di corse e che non debba essere reimpostato ogni anno. Poi serve un modello parametrico equilibrato che attribuisca un punteggio coerente con la qualità dell’impianto, delle corse organizzate, del servizio reso, della raccolta delle scommesse e non da ultimo anche dal livello di coinvolgimento del territorio. Un’altra cosa importante è la stipula di un accordo pluriennale che si basi però sull’accettazione del modello parametrico scelto. Questa strada è quindi possibile, richiede però anche un’assunzione di responsabilità da parte dei gestori degli ippodromi. Invece negli ultimi anni, specialmente negli ultimi tre anni, abbiamo visto dei comportamenti dove c’era un’estrema competitività tra di loro per accedere alle risorse esistenti che poi sono sempre meno. Quindi questo alimenta il livello di conflittualità anche con l’amministrazione portando a decine di ricorsi. Le società di corse non possono più pensare di essere operativi con le sole risorse del ministero. Devono diventare degli imprenditori e quindi individuare altre fonti di reddito. D’altra parte se un’impresa vive solo di contributi pubblici significa che quell’impresa non sta in piedi

Da parte degli operatori del settore si chiede da tempo di inquadrare tutte le attività ippiche come parte della filiera agricola che parte dall’allevamento, si esercita attraverso l‘attività di corse per poi tornare all’allevamento mettendo in razza le migliori fattrici ed i migliori stalloni. Ciò permetterebbe un corretto inquadramento di tutti gli addetti, l’emersione delle aree di lavoro nero ed un corretto e ridotto trattamento fiscale. Ci sono iniziative istituzionali da parte del suo ministero in tale direzione?

Sicuramente sì, rientrano nella riforma a cui stiamo lavorando.

Significa che ci state pensando. Che idee avete?

L’ippica coinvolge il ministero delle Politiche agricole per l’attività zootecnica dell’allevamento dei cavalli. Questa attività ha la finalità di effettuare le corse. Quindi bisogna sostenerla perché se viene a mancare il mercato dei cavalli da corsa, è ovvio che finisce tutto. Dobbiamo fare tutto il possibile perché il mercato cresca sia con una riorganizzazione fiscale e socio-economica, sia avvicinando al settore più pubblico possibile a cominciare dalle nuove generazioni.

I comparti del galoppo e del trotto hanno punti di riferimento internazionali nel Comitato Pattern per il galoppo e nell’UET per il trotto, entità con le quali è necessario un dialogo continuo per delineare le scelte strategiche fondamentali e le linee direttrici per il futuro. A questo proposito gli operatori chiedono che vengano ricostituiti gli Enti Tecnici per ogni disciplina a cui possano partecipare i rappresentanti eletti democraticamente di tutte le Categorie produttive. Ci sono iniziative ministeriali in questa direzione?

Quando parliamo di nuova governance si fa riferimento anche a un nuovo modo di gestire i rapporti su modelli internazionali. Gli enti tecnici richiamano il vecchio modo di operare dell’Unire.

Quindi gli enti tecnici sono superati?

Oggi ci sono nuove forme e nuovi modelli. Dal passato possiamo prendere degli spunti ma la riproposizione pura e semplice ormai è superata. Trotto, galoppo, ostacoli, equitazione sono tutte facce della stessa medaglia. Perché parcellizzarle? E’ importante invece avere una visione unitaria proponendo il mondo dell’ippica alle nuove generazioni nella sua globalità. Io vedo un mondo del cavallo declinato nelle varie discipline.


Eppure la gestione dell’ippica italiana ha raggiunto i suoi momenti di maggior successo sotto il governo d’un ente dedicato, l’Unire, controllato dal Ministero dell’Agricoltura e con un consiglio di amministrazione che vedeva i rappresentanti eletti delle categorie ippiche insieme a dirigenti del Ministero. Questo modello di successo, oggi comune a tutti i Paesi ippici nel mondo, è stato sostituito negli ultimi anni da una gestione diretta ministeriale, anomalia unica al mondo. Non ritiene si dovrebbe ripensare ad un differente modello di gestione attraverso un ente dedicato?

Parlando di nuova governance stiamo analizzando diverse ipotesi. La soppressione dell’Assi (Agenzia per lo sviluppo del settore ippico, che ha sostituito l’Unire ndr) è stata fatta male perché la riforma non è stata completata e quindi il settore ne ha pagato le conseguenze. Se a questo si aggiunge che la gestione ministeriale per sua natura è più complicata perché la pubblica amministrazione deve rispettare delle norme diverse rispetto a un ente o una società privata. E i tempi non coincidono con quelli di un’attività imprenditoriale del settore dell’ippica. D’alta parte però, in questo momento, togliere il ministero, significherebbe mettere a repentaglio la sopravvivenza di tutto il movimento, Quindi nella riforma che andremo a fare dovremo tenere ben presente di completare tutti i passaggi altrimenti non funzionerà nessun tipo di riforma. In sostanza siamo pronti a passare il testimone ma lo vogliamo mettere in mani sicure.


Non pensa che sia il caso di effettuare una spending review sulle risorse oggi disponibili?

E’ vero che le risorse oggi disponibili possono essere spese meglio. Resta il fatto che comunque non sono sufficienti. Per esempio risorse sensibili sono destinate al controllo del doping, che è importante per poter assicurare la trasparenze del settore. Si può discutere dell’efficacia delle attività ma non risolve il problema perché non dimentichiamo che in passato il settore ha gestito risorse fino a cinque volte superiori e siamo arrivati dove siamo adesso. Quindi non è un problema soltanto di quantità di risorse ma di modalità con cui vengono gestite. Se per spending review intendiamo una migliore qualità della gestione delle risorse, allora sono favorevole. Ma se è tagliare tanto per tagliare non serve a niente. Prendiamo per esempio la tv: in questi anni non ha prodotto nessun valore aggiunto per il settore. Invece abbiamo fatto un bando per la gestione della tv che a breve andrà ad assegnazione con lo scopo di fare promozione del settore, elevare la qualità delle immagini, poter usufruire del servizio non solo sulla tv tradizionale ma anche su piattaforme digitali. Utilizziamo le risorse che abbiamo a disposizione ma cerchiamo di utilizzarle meglio guardando alla qualità.

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