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Intervista rilasciata a "Gli agricoltori Veneti" per Confagricoltura Veneto.

Intervista a Gli Agricoltori Veneti

Le grandi sfide del futuro dell’agricoltura abbisognano di visioni diverse da quelle del passato. Secondo stime della FAO la popolazione mondiale arriverà a quasi dieci miliardi nel 2050 e farà cresce la domanda dei prodotti agricoli del 50%. Inoltre i cambiamenti climatici e nuovi parassiti mettono a dura prova le coltivazioni.

L’Italia risente, per la mancata visione e progettazione passata, di un ritardo nell’applicazione delle nuove tecnologie e delle biotecnologie.  Ritiene che il Recovery Fund sia un’opportunità eccezionale, da non perdere, per investire in ricerca e innovazione?

Il Piano nazionale di ripresa e resilienza è un programma di riforme a lungo termine da realizzare grazie ad un sostegno finanziario su larga scala ad investimenti pubblici in grado di rendere le economie degli Stati membri più resilienti e meglio preparate per il futuro. Investimenti e riforme dovranno essere incentrate sulle sfide e sulle esigenze connesse alla transizione verde e digitale. In quest’ottica, tra le proposte avanzate dal Ministero delle Politiche Agricole, vi sono una serie di misure volte a raggiungere questi obiettivi di innovazione attraverso gli ingenti fondi del Next Generation Eu. A ciò si sommeranno poi le risorse ulteriori della nuova PAC e del regime transitorio. Sarà fondamentale lavorare per creare valore aggiunto: solo così le nostre imprese potranno essere competitive sui mercati, aumentando la redditività e i posti di lavoro.

Per affrontare le esigenze alimentari dovute all’aumento della popolazione, la costante perdita di suolo agricolo, i cambiamenti climatici, ecc. molto possono fare le nuove tecniche di miglioramento genetico capaci di aumentare la produttività, la sostenibilità ambientale e sociale.

Certamente! Il nostro Paese ha già perso tanti, troppi treni in passato. Le recenti innovazioni tecniche ci permetteranno di raggiungere obiettivi in linea con il Green Deal e le altre strategie comunitarie di sostenibilità nonché di aumentare la produttività, dando cibo e lavoro alle popolazioni. Si tratta di occasioni che l’Italia deve vivere da protagonista: abbiamo le competenze per farlo, pertanto sono obiettivi alla nostra portata.   

Innovazione significa anche sperimentazione, ricerca e applicazione nelle aziende delle nuove scoperte. Che cosa sta facendo il Ministero all’Agricoltura su questi temi?

Vi sono diverse misure ministeriali per incentivare e sostenere l’innovazione, penso ad esempio alla blockchain su cui abbiamo stanziato 1 milione di euro nell’ultima legge di bilancio e su cui ho sollecitato l’adozione del relativo decreto attuativo. Nel Dl Rilancio abbiamo aumentato sino al limite massimo di 100.000 euro e per l’80% delle spese ammissibili. 

Il grande lavoro che abbiamo nel breve, però, è quello relativo al rilancio del CREA, Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria. È necessario che alla ricerca venga finalmente riconosciuto un ruolo centrale, dando risposta positiva ai tanti problemi che ne hanno spesso limitato le potenzialità. Accanto alla nomina del nuovo direttore generale, Stefano Vaccari, che sono certo farà un buon lavoro, è necessario affiancare con tempestività un Presidente che possa rilanciare l’Ente, indispensabile per rispondere al fabbisogno di ricerca e innovazione delle filiere.

Cosa pensa delle nuove tecniche come la cisgenesi, il silenziamento genico e le nuove tecnologie del “gene editing”?

Come detto, sono favorevole alle nuove tecniche di innovazione perché ci consentiranno sia di raggiungere obiettivi concreti sul versante della sostenibilità ambientale, in linea con le strategie comunitarie, sia ci permetteranno di aumentare produttività e redditività dei nostri agricoltori. 

Perché, secondo lei, queste nuove tecniche sono ancora confuse con quelle OGM e non vengono “sdoganate” a livello europeo e nazionale permettendo di guardare con fiducia al miglioramento produttivo e alla sicurezza alimentare?

Innanzitutto credo che vi siano problemi di poca conoscenza di queste nuove tecniche. Dopodiché la sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione europea ha generato ulteriore confusione paragonando gli organismi ottenuti mediante mutagenesi con gli OGM ai sensi della direttiva sugli OGM. Servirà, pertanto, che il legislatore europeo faccia ulteriore chiarezza per “sdoganare” queste tecniche. La scienza, attraverso la ricerca, consente di utilizzare meno fitofarmaci, applicare il giusto dosaggio di acqua, intervenire in maniera ottimale e puntuale: perché non approfittare di queste innovazioni?

Per gli investimenti nell’innovazione le aziende agricole hanno bisogno di sostegno e di finanziamenti, questi ultimi non facili da avere dalle banche anche perché, spesso, gli istituti bancari non riescono a quantificare il rating delle aziende agricole.

Ci sono, nei vari provvedimenti che sono stati presi per il settore, come nel decreto rilancio, degli strumenti che possono essere utilizzati?

Le aziende agricole hanno bisogno di sostegno e di finanziamenti per investire nell’innovazione.

Assicurare ingenti finanziamenti vuol dire affrontare con il comparto bancario il problema della valutazione di affidabilità delle aziende agricole e della difficile attribuzione del rating. Insieme a questo vi è l’importante tema delle garanzie.

Gli strumenti di sostegno di origine pubblica, nel D.L. Semplificazioni (art. 43 quater – Misure per favorire l’ingresso in agricoltura di giovani imprenditori) hanno visto l’ampliamento delle possibilità di subentro e ampliamento di impresa a favore dei giovani agricoltori.

Ma torniamo al tema delle garanzie. Dal primo giorno del mio incarico come Sottosegretario al Ministero delle Politiche Agricole ho lavorato per una riforma del credito alle imprese agricole, alimentari, forestali e della pesca. Troppi imprenditori, infatti, mi avevano raccontato negli anni che per loro l’unico ingresso in banca era quello con le porte girevoli che li rispediva fuori, senza aver ottenuto alcun tipo di finanziamento.

Questo perché le banche non riescono a “leggere” l’azienda agricola a causa della mancanza dei parametri di bilancio presenti in tutte le altre tipologie di imprese, non riuscendo quindi a comprenderne la capacità di restituire un credito.

Eppure il mondo agricolo è ben visto dagli istituti bancari che, però, non riuscivano a comprendere “come finanziare” e “chi finanziare”. C’era bisogno di uno strumento agile, conosciuto dalle banche e di facile lettura. Per questo ho fortemente sostenuto un emendamento alla conversione in legge del Cura Italia, poi rientrato nel Dl Liquidità, che ha permesso l’accesso diretto al Fondo di Garanzia per le PMI di Mediocredito Centrale.

Una misura divenuta operativa lo scorso 20 luglio con la circolare operativa 14/2020 che ha dato avvio, in questa prima fase, alle richieste di garanzia ai sensi del Quadro Temporaneo in materia di aiuti di Stato a sostegno dell’economia nell’attuale emergenza Covid-19.

Per individuare i parametri di riferimento per il finanziamento delle imprese agricole da parte del Fondo di Garanzia è sufficiente prendere in considerazione la tabella di raccordo “Legenda modello di rating per le imprese agricole”, con cui si può procedere ad una celere valutazione nonostante le peculiarità tipiche del comparto primario. Dopodiché sarà possibile presentare richieste di garanzia anche ai sensi del regime “de minimis” che, nel frattempo, abbiamo innalzato a 25mila euro.

Un risultato importante che è parte fondante di quella riforma del credito in agricoltura che sto continuando a portare avanti per fornire strumenti e linee di finanziamento in grado di rispondere alle esigenze e alle richieste del mondo agricolo, acuitesi con le conseguenze economiche dell’emergenza sanitaria.

Alle piccole e medie imprese agricole si sono spalancate in queste settimane le porte del Fondo Centrale di Garanzia in maniera diretta, concedendo agevolmente erogazioni di prestiti per tutte le esigenze aziendali: in questo breve lasso di tempo e con tutte le limitazioni del caso si è già giunti a 653,4 milioni di euro di finanziamenti concessi al 23 ottobre, con una crescita al ritmo di 10 milioni al giorno.   

Il Veneto è la regione che più è stata in grado di cogliere questa opportunità: con 94,7 milioni di euro ottenuti è, infatti, la prima regione Qui sono state presentate ben 438 pratica su un totale di 5.447 in tutta Italia. Si tratta, peraltro, non di pratiche di bassa entità ma di finanziamenti ingenti, con una media di oltre 310mila euro ognuna.

Il mio lavoro per meglio affinare gli strumenti affinché siano meglio rispondenti alle esigenze degli agricoltori non si ferma qui e proseguirà con i Regolamenti in Esenzione per concedere prestiti finalizzati senza costi di garanzia, anche a lungo e lunghissimo termine, molto richiesti dal comparto primario, che di fatto superano il regime vincolistico “de minimis”.

In questi ultimi anni le colture hanno subito numerosi attacchi di parassiti alieni, inoltre la globalizzazione ha accentuato la circolazione anche di agenti patogeni, tant’è che attualmente in Italia ci sono oltre venti emergenze fitosanitarie. Cosa sta facendo il Ministero per il riordino e riorganizzazione del Servizio Fitosanitario Nazionale e Regionale?

Proprio qualche settimana fa, ho avuto l’onore di presentare agli operatori e alle organizzazioni agricole, la proposta di riordino del Servizio Fitosanitario Nazionale, basata sulla delega al Governo inserita nella legge di delegazione europea 2018 ed elaborata nell’ambito del Comitato Fitosanitario Nazionale. Una proposta che il 30 ottobre ha poi ricevuto l’approvazione del Consiglio dei Ministri.

I cambiamenti climatici e la globalizzazione degli scambi commerciali impongono, infatti, un approccio più armonizzato e proattivo per garantire lo stesso livello di protezione fitosanitaria in tutta l’Ue e condizioni di parità per i numerosi operatori e produttori commerciali dell’Unione. Per questo, i nuovi regolamenti comunitari incrementano i controlli alle importazioni e alla circolazione dei vegetali e introducono strutture e procedure specifiche per una gestione più rapida ed efficace delle emergenze fitosanitarie e, inoltre, fissano i requisiti minimi delle strutture di controllo e dei laboratori nonché accrescono le responsabilità di tutte le parti coinvolte, in particolare le autorità competenti e gli operatori professionali.

Le realtà regionali del Servizio fitosanitario sono oggi estremamente diversificate sia per strutture che per allocazione delle risorse umane e tecniche. Uno scenario che ci impone un riordino ed una riorganizzazione, così da rendere celeri, efficienti ed efficaci gli interventi e le misure da attuare per fronteggiare le oltre venti emergenze fitosanitarie attualmente presenti sul territorio nazionale, tra le più note Xylella fastidiosa e Cimice asiatica.

Il testo normativo di riordino si concentra su: modifica del ruolo e della composizione del Comitato Fitosanitario Nazionale (CFN), definizione del ruolo e delle competenze del CREA DC (Difesa e Certificazione), nuova gestione delle emergenze fitosanitarie, istituzione di una unità centrale di Segretariato per le emergenze fitosanitarie, realizzazione di un sistema informativo nazionale centralizzato, razionalizzazione dei punti di entrata, ridefinizione delle figure del personale fitosanitario e adeguamento almeno alle dotazioni minime, definizione delle procedure di controllo uniformi attraverso la realizzazione di un Manuale nazionale, formazione e aggiornamento permanente del personale fitosanitario.

La riforma viene completata dall’elaborazione, nell’ambito della medesima delega, di altri tre testi normativi di base inerenti i materiali di moltiplicazione delle sementi dei fruttiferi e della vite e strategici per tali settori, in considerazione delle strette connessioni con il settore fitosanitario. Gli interventi e i contributi dei partecipanti hanno evidenziato una piena condivisione delle linee generali della proposta e hanno ribadito la necessità di un costante flusso di informazioni tra la cittadinanza, il mondo produttivo e il Servizio fitosanitario nazionale al fine di rendere efficace il sistema nazionale di protezione delle piante.​

Lei ha la delega e ben conosce il mondo allevatoriale ed ippico e lo ha incontrato più volte come a Fieracavalli a Verona  dove, nella scorsa edizione,  ha portato il suo contributo nell’incontro organizzato da Confagricoltura Veneto.

Il comparto abbisogna di essere rivisto, quali cambiamenti sta predisponendo per il settore?

Purtroppo, quest’anno il Covid-19 ci priva della sempre emozionante Fieracavalli. La pandemia, però, non ha fermato il lavoro che sto portando avanti sulla riforma del comparto ippico.

Tra calo di scommesse e rallentamento nei pagamenti, l’ippica è entrata da tempo in una spirale depressiva che ha oramai eroso il prestigio di questo comparto, nonostante le punte di eccellenza che tuttora l’Italia riesce ad esprimere a livello internazionale. Ciò che da anni viene promesso al settore, ovvero la sua riforma, ho avuto il piacere di illustrarlo ad inizio ottobre all’intera filiera: dalle società di corse alle categorie professionali, dalle associazioni agricole ai sindacati dei lavoratori, dai proprietari agli allevatori.

Risorse certe e definite, regole chiare e avvio di una strategia di politica sportiva attraverso una governance in mano agli ippici che trovano una nuova casa, persa con la soppressione dell’ASSI/UNIRE, all’interno del Ministero dello Sport: queste le linee guida del percorso di riforma avviato. La cornice normativa potrebbe avere approvazione già con la prossima Legge di Bilancio per far partire, dunque, dal 1° gennaio 2021 il periodo di transizione che deve regolamentare l’istituzione di un Organismo Unico in grado di rappresentare il mondo del cavallo. Al Ministero delle Politiche Agricole rimarrebbero le competenze specifiche per le peculiarità di questo dicastero, ovvero la valorizzazione e lo sviluppo dell’attività zootecnica con funzioni di indirizzo politico e di programmazione e controllo. All’Organismo Unico in seno al Ministero dello Sport andranno attribuzioni operative e di servizio, divenendo il fulcro strategico per il futuro del comparto ippico.

Abbiamo le idee chiare sugli obiettivi da raggiungere per rilanciare il settore. Di fatto, porteremo a compimento quell’iter di riforma che non è mai partito dopo la soppressione dell’UNIRE prima e dell’ASSI poi. Oggi era importante trasmettere all’intera filiera il ragionamento di fondo che guiderà i passi successivi di questo percorso di riforma che intendo affrontare con la collaborazione del settore. Sfido chiunque ad affermare che con l’impostazione attuale l’ippica possa avere un futuro roseo. Siamo partiti proprio dalle storture e dalle problematicità venutesi a creare con l’ingresso tout court all’interno del Mipaaf nel 2012 per trasformarle in punti di forza.

Controllo amministrativo e contabile che non può più sottostare alle rigide regole della Pubblica Amministrazione, il definire risorse certe e stabili per pianificare strategie di sviluppo di lungo periodo, garantire misure di tutela, previdenziali e assistenziali dei lavoratori ippici nonché la valorizzazione dell’ippica come sport e delle organizzazioni professionali che ne sono protagoniste. Dobbiamo prendere il buono del passato, liberato da ciò che ha portato alla condanna l’UNIRE per ridare nuovo slancio e futuro di pregio all’ippica. Pertanto, al Mipaaf rimarranno le funzioni zootecniche mentre funzioni e finanziamenti un tempo dell’UNIRE andranno all’Organismo Unico in grado di tenere assieme tutte le discipline del cavallo sportivo, ippiche ed equestri. Un’unica casa del mondo del cavallo perché è quest’ultimo che deve essere posto al centro al percorso di riforma. Ed è attorno al cavallo che dobbiamo far ritornare i più giovani ad appassionarsi a questo comparto. Altrimenti non vedo futuro roseo per il settore.

Il Ministero delle Politiche Agricole si occuperà dell’incremento delle razze equine da competizione, dei piani pluriennali allevatoriali, dello sviluppo dell’ippicoltura e della tutela del benessere equino, dell’incolumità dei cavalli e del contrasto al doping. L’Organismo Unico in seno al Ministero dello Sport avrà attribuzioni operative e di servizio: organizzazione corse e calendari; riconoscimento delle società di gestione ippodromi e valutazione impianti per il concorso al finanziamento; tesseramento categorie professionali; controllo disciplinare, regolamentazione tecnica e vigilanza sulle corse; promozione dell’impiego del cavallo; tutela del benessere del cavallo; coinvolgimento culturale ed agonistico al mondo del cavallo; formazione e aggiornamento operatori ippici professionali e amatoriali e degli addetti al controllo disciplinare delle corse.

È giunto il momento di dare all’ippica una visione futura. Questa cornice, a cui seguirà un percorso di regolamentazione condivisa con la filiera, mira a dare certezze per una programmazione pluriennale, come accade in qualsiasi altro settore. Nell’ippica, invece, da troppo tempo si ragiona alla giornata, sul singolo ritardo di pagamento o sul calo delle scommesse. Abbiamo bisogno di un percorso, che per giunta fonda le sue ragioni sin da quello che un tempo era l’UNIRE, che faccia ripartire l’ippica come sport, con strategie che contemplino una immagine pubblica rinnovata, una comunicazione efficace per ottenere un prodotto appetibile a cui far appassionare i giovani così da avere davvero un futuro. Sgombriamo il campo da inutili equivoci: le risorse sono e saranno degli ippici, ancor più garantite di quanto si pensi lo siano oggi, la governance sarà degli ippici e la gestione sarà degli ippici. Per far sì che questo rilancio dell’ippica avvenga abbiamo bisogno di una nuova casa dove poter agire liberamente ed è per questo che l’Organismo Unico sarà in seno al Ministero dello Sport. Solo così si potrà tornare a lavorare per una ristrutturazione e manutenzione degli ippodromi, assicurando adeguate risorse finanziarie, per un marketing sull’ippica che sia all’altezza degli standard moderni, per una gestione contabile rapida ed efficiente e via discorrendo. Metterò tutta la mia determinazione per garantire una riforma vincente per il settore ippico a cui mi lega una forte passione sin dall’infanzia.​

La contraffazione dei prodotti agricoli crea un danno notevole all’intera filiera agricola, in primis ai produttori e ai consumatori anche sul mercato interno. Cosa si sta facendo per garantire la tracciabilità dei nostri prodotti agricoli e agroalimentari?

La lotta alla contraffazione è una delle priorità del Mipaaf. L’Icqrf – Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi dei prodotti agroalimentari – è il maggior organo di controllo antifrode al mondo, con oltre 55mila controlli a tutela del food italiano e una consolidata reputation internazionale.

Un ente che fa della continua ricerca e dell’innovazione le chiavi della propria determinata azione a tutela degli imprenditori onesti e dei consumatori italiani Per questo, ho patrocinato l’accordo di collaborazione con la Sogin, la Società gestione impianti nucleari, per sviluppare un processo per la tracciabilità dei prodotti agricoli e agroalimentari con tecniche di derivazione nucleare.

I due enti, infatti, avvieranno ricerche sperimentali per verificare l’accuratezza e l’effettività dei requisiti relativi all’origine dei prodotti. L’accordo biennale punta a trovare soluzioni innovative a tutela dei produttori di qualità e dei consumatori. L’obiettivo è la codificazione di alcune tecniche radio-chimiche attraverso l’uso di radionuclidi specifici per proteggere e promuovere alimenti a valore aggiunto, ovvero attraverso la determinazione del rapporto di determinati isotopi in elementi come idrogeno, ossigeno e carbonio e la misura della concentrazione di questi elementi in un campione; questo per poter ottenere un’impronta digitale unica funzionale ad indicare il luogo di origine del prodotto esaminato.

 Il lockdown ha cambiato anche il mondo degli approvvigionamenti e del mercato e dell’acquisto dei prodotti. A rimetterne, anche in questo caso nella catena della distribuzione del valore, è sempre il produttore.

Ritiene che ci possa essere un modo per dare garanzia di un prezzo soglia minimo per le produzioni?

Il lockdown e il Covid-19 hanno evidenziato la fondamentale importanza delle filiere agroalimentari italiane e il grande valore dei nostri imprenditori agricoli che non hanno mai fatto mancare sulle nostre tavole ciò che siamo da sempre abituati a consumare nelle diverse stagioni.

Parlare di prezzo minimo, per quanto mi riguarda, è fuorviante perché significa automaticamente parlare di prezzo massimo. In un’economia di mercato come l’attuale dobbiamo, piuttosto, garantire la rilevazione trasparente dei prezzi. E ciò può avvenire con la CUN, la Commissione Unica Nazionale, che ho istituito per legge nel 2015 quando ero parlamentare d’opposizione in Commissione Agricoltura alla Camera.

Sono già attive diverse CUN nei comparti suini, conigli e uova. A breve partirà quella del grano duro e sono a lavoro per avviare quella sull’olio d’oliva. La richiesta deve partire dal mondo imprenditoriale: sia esso produttivo o della trasformazione. Il Mipaaf, attraverso Borsa Merci Telematica, ne segue i lavori istitutivi.

Fondamentale, però, sarà strutturare le filiere per far sì che la redditività sia in qualche modo “garantita” e “difesa” da un mercato sempre più globale che trasforma molti prodotti agricoli in commodities. Per questo diviene cruciale dar valore alle nostre produzioni nazionali attraverso accordi di filiera dal campo all’uso agroindustriale. Dobbiamo continuare a lavorare nel solco degli esempi virtuosi che sono stati già realizzati. Il Mipaaf sostiene questi percorsi attraverso bandi dedicati che potranno avvalersi anche delle risorse del Next Generation Eu.

Intervista a Gli agricoltori veneti

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