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Rimbocchiamoci le maniche e diamo idee concrete per il futuro del nostro amato Paese.

Il 2020 agricolo

Le filiere agricole, alimentari e della pesca hanno compiuto uno sforzo che non temo a definire “eroico”, al pari di quello degli operatori del comparto medico e sanitario in questa emergenza pandemica. Con il loro lavoro, che non si è praticamente mai fermato, hanno sempre permesso agli italiani di continuare a consumare ciò che, da sempre, sono abituati a consumare per la loro dieta, anche nei momenti più difficili del lockdown.

L’approvvigionamento sugli scaffali e nei mercati è stato sempre garantito, permettendo tranquillità, serenità e normalità non indifferenti. Immaginate cosa sarebbe accaduto se la gente avesse iniziato a non trovare nei negozi i prodotti alimentari a cui si è abituati solitamente: semplicemente il panico.

Ben consapevole di questi sforzi e delle inevitabili conseguenze economiche causate dalla chiusura a più riprese del canale Ho.re.ca, il Governo Conte ha messo in campo una serie di misure di ristoro che hanno permesso sia alle imprese agricole e alimentari sia al mondo ristorativo di fronteggiare la crisi pandemica.

Penso, ad esempio, al miliardo e mezzo di euro stanziato come esonero del versamento dei contributi previdenziali e assistenziali dapprima per le filiere maggiormente colpite e dopo, a novembre e dicembre, per tutto il comparto agricolo e della pesca. Notevoli gli investimenti, poi, sulle filiere dove dal Cura Italia sino alla Legge di Bilancio sono stati stanziati diverse centinaia di migliaia di euro. Proprio questi fondi dobbiamo essere bravi a saper indirizzare nel 2021 per creare quel valore aggiunto che alle imprese italiane, e nel nostro caso agricole, manca da troppi anni. Ciò affinché si possa davvero essere competitivi sui mercati e si possa lasciare questa crisi, nonché gli atavici ritardi che ci portiamo dietro, finalmente alle nostre spalle.

Proprio con l’obiettivo del miglioramento della produttività, frutto di investimenti mirati, durante tutto il 2020 ho lavorato per quella che oggi rappresenta oramai una vera e propria riforma del credito in agricoltura, che il comparto primario attendeva da diversi lustri. Attraverso l’accesso diretto al fondo di garanzia per le piccole e medie imprese gestito da Mediocredito Centrale, misura che ho fortemente voluto, siamo riusciti a far erogare finanziamenti alle nostre imprese agricole per oltre 1,3 miliardi di euro in meno di sei mesi di operatività. Ciò, sommato agli strumenti di Ismea, ha permesso di fornire garanzie pubbliche su oltre 2 miliardi di euro di impieghi finalizzati, per lo più, ad operazioni complesse, non solo di mero ristoro della liquidità in emergenza Covid-19.

L’auspicio è che si possa completare questo iter di riforma nel prossimo anno, così da cristallizzare il futuro, dando certezze alle imprese agricole e riaprendo definitivamente loro le porte delle banche, un tempo girevoli. Ma soprattutto che si possano mettere in atto tutta una serie di decisioni strategiche, filiera dopo filiera, che siano in grado di rappresentare le basi del futuro rilancio sui mercati internazionali con competitività ed innovazione.

Solo così potremo trarre giovamento da una tragedia umana, sanitaria ed economica senza eguali a memoria d’uomo. Rimbocchiamoci le maniche e diamo idee concrete per il futuro del nostro amato Paese.

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