È stata pubblicata sull’albo pretorio della Provincia di Foggia l’Autorizzazione Paesaggistica per la costruzione di una linea elettrica aerea interrata ed un posto di trasformazione da palo dell’Enel per la fornitura della Enterra S.p.A. Continua, dunque, l’iter d’approvazione della società di Orio al Serio (Bergamo), iniziato nel novembre 2011, per la realizzazione di una centrale a biomasse a Rignano Garganico Scalo, nel Comune di Foggia nonostante la forte opposizione dei cittadini del territorio. L’impianto, non sottoposto a valutazione di impatto ambientale perché di poco inferiore ai 50 megawatt termici, presenta non poche criticità, sollevate anche in una mia interrogazione parlamentare indirizzata ai Ministri Guidi (Sviluppo Economico), Martina (Agricoltura) e Galletti (Ambiente). Per la centrale, l’Enterra (il cui 70% è stato acquistato dalla società estera “Belenergia”) ha firmato ad inizio 2014 con Invitalia un contratto di sviluppo, in base al quale il progetto Borgo Eridania sarà finanziato dalla società privata per un importo pari a 22,52 milioni di euro e dall’Agenzia nazionale per lo sviluppo d’impresa per 26,34 milioni di euro da fondi pubblici.

L’Attacco – 07.11.2014
Sono trascorsi più di quattro mesi e non abbiamo ricevuto ancora alcuna risposta da parte dell’Esecutivo di Matteo Renzi. Non si comprende l’utilità di questo impianto né come riuscirà davvero a funzionare dato che l’intera quantità di materia di cui necessita non è presente sul territorio della Capitanata. Nel foggiano, peraltro, oltre ad essere state realizzate negli ultimi anni ben due centrali turbogas (San Severo e Candela), potrebbero entrare in funzione prossimamente sia l’inceneritore di Manfredonia (anche questo presentato inizialmente come a biomasse), i cui lavori restano in proroga sino a gennaio 2015, sia un’ulteriore centrale a biomassa a Sant’Agata di Puglia dell’AgriTRE – Gruppo Tozzi da 80 MW che ha recentemente ottenuto dalla Amministrazione del Comune subappenninico il placet sull’allargamento della strada che conduce all cantiere per consentire il passaggio dei tir. A pagarne le conseguenze in termini di salute saranno, come sempre, i cittadini foggiani dato che sono ignoti i benefici per il territorio a fronte di un così alto dispendio di soldi pubblici sotto forma di finanziamento e incentivi.
Le riserve espresse sull’impianto di Borgo Eridania riguardano, innanzitutto, la provenienza del materiale combustibile. Il regolamento regionale della Puglia sulle biomasse, datato 2008, infatti, prescrive che il requisito della filiera corta, modalità con cui Enterra intende esercire l’impianto, sia dimostrato attraverso effettive intese o accordi di filiera con il mondo dell’agricoltura, da stipularsi prima dell’autorizzazione e che in questo progetto non vengono evidenziati. Si tratta di un combustibile, quale la sansa vergine, il cui utilizzo in impianti di così grossa taglia non ha alcun precedente adducibile a conforto della comprovata qualità del progetto e della sua sicurezza. Peraltro, la potenziale scarsità del combustibile potrebbe rappresentare un fattore di mancanza di solidità economico-finanziaria dello stesso progetto.
Ho sollecitato una risposta da parte del Governo Renzi. Il finanziamento pubblico di queste centrali a biomasse, laddove dati statistici certi farebbero emergere la mancanza di materia prima sul territorio necessaria al loro operato ed anche in assenza di reali garanzie di mantenimento dei livelli occupazionali, collide con i bisogni di sviluppo economico del territorio foggiano. I Ministeri dello Sviluppo Economico, dell’Agricoltura e dell’Ambiente dovranno rispondere se nel corso dell’istruttoria da parte di Invitalia sulla futura centrale a biomasse di Borgo Eridania sia stata tenuta in debita considerazione l’analisi costi-benefici, visti gli ingenti finanziamenti pubblici, in modo tale da garantire alla cittadinanza locale, già allarmata dalla presenza di altri impianti simili, che le ricadute occupazionali ed economiche, anche indirette, giustifichino gli impatti ambientali e sanitari ed anche il danno all’agricoltura biologica e di qualità che questo progetto porta inevitabilmente con sé.

Il Quotidiano di Foggia – 22.07.2016