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La promessa di occuparci di questa questione, sino alla sua definitiva soluzione, è per noi un dovere che, nei fatti, stiamo portando avanti.

Enfiteusi: al lavoro per una soluzione

Mi occupo della questione “enfiteusi” sin dal gennaio 2016 quando ho presentato una interrogazione parlamentare per portare all’attenzione dell’allora Governo Renzi le giuste rimostranze dei contadini – riunitisi nel Comitato “No Enfiteusi” – che si sono ritrovati, tra capo e collo, a dover pagare cifre spropositate per riscattare quelli che tutti loro ritenevano essere i propri terreni.

Nel novembre 2017, riuscimmo a strappare una promessa di revisione della norma da parte del Governo Gentiloni ma, essendo a fine Legislatura, si è rivelata ovviamente una vana promessa.

Dopo il voto del 4 marzo, essendo cambiati gli scenari ed essendo finalmente forza di maggioranza e governo, abbiamo ripreso a lavorare sulla questione per trovare una soluzione a questo retaggio dell’antica Roma tornato in auge dopo decenni.

L’enfiteusi è un diritto reale di godimento su un fondo di proprietà altrui secondo il quale il titolare (enfiteuta) ha la facoltà di godimento pieno sul fondo stesso ma, per contro, deve migliorare il fondo stesso e pagare, inoltre, al proprietario un canone annuo in denaro o in derrate a fronte della concessione perpetua ricevuta. Una concessione da cui è possibile affrancarsi per decisione unilaterale dell’enfiteuta ma che può estinguersi se quest’ultimo non adempie all’obbligo di migliorare il fondo o se non paga due annualità di canone.

Una questione che ha creato scompiglio nelle campagne pugliesi ma che ci auguriamo giunga presto ad una soluzione condivisa e che possa mettere d’accordo i diversi soggetti interessati.

Proprio con questo obiettivo, con un primo incontro tenutosi a fine luglio, con il collega Gianluca Aresta e il Presidente del Comitato “No Enfiteusi” della Provincia di Brindisi Tonino Chirico, abbiamo iniziato a lavorare sulla questione con un Docente della Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Bari, professore ordinario della cattedra di Diritto Agrario.

Cogliamo con positività l’espressione in linea con il Comitato dei contadini e con ciò su cui ci siamo battuti, da soli, in questi anni, da parte dei consigli comunali dei singoli paesi interessati: si tratta di una presa di posizione doverosa per portare una voce corale e univoca a livello nazionale dove, necessariamente, devono essere prese in considerazione le posizioni di tutti gli attori coinvolti.

Se eliminare tout court questo diritto non sarà materialmente possibile, anche perché stando agli atti notarili il richiamo all’enfiteusi è purtroppo ben chiaro, certamente si potrà addivenire ad una conclusione in grado di permettere un affrancamento dall’enfiteusi in maniera non penalizzante per i contadini che, per decenni se non secoli, hanno migliorato i terreni avuti in concessione con il proprio lavoro e il proprio sudore.

Non parliamo, infatti, certamente di appezzamenti di prima scelta bensì di terreni pieni di pietre, inutilizzabili e improduttivi in principio e che, solo grazie alle fatiche degli agricoltori, sono potuti divenire fertili e fiorenti. Ora anche la giurisprudenza sembra essersi espressa in tal senso, andando ovvero incontro ai sacrifici dei contadini e ci auguriamo che sia la linea da perseguire in futuro.

La promessa di occuparci di questa questione, sino alla sua definitiva soluzione, è per noi un dovere che, nei fatti, stiamo portando avanti. Nessuno ha la bacchetta magica di cambiare le cose da un giorno all’altro ma, di certo, abbiamo la ferma volontà politica di superare quest’impasse, rispondendo alle richieste dei contadini e facendo sì che lo scompiglio generatosi soprattutto nell’Alto Salento (ma in realtà in tante altre parti d’Italia) si plachi con una risoluzione condivisa.

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