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Il decreto legge in materia di Giustizia contiene misure per la definizione del contenzioso pendente e l’efficienza degli uffici giudiziari. Opposizione M5S

Il Dl Giustizia approda in Aula a Montecitorio

Il decreto legge, approvato dal Consiglio dei Ministri del 30 agosto 2016, contiene una serie misure per la definizione del contenzioso pendente dinanzi alla Corte di Cassazione, per l’efficienza degli uffici giudiziari, nonché per la giustizia amministrativa.

Il Dl Giustizia interviene in due ambiti diversi funzionali alla razionalizzazione delle risorse della Corte di cassazione e al recupero dell’efficienza degli uffici giudiziari, intervenendo in materia di applicazione di magistrati in servizio presso l’ufficio del massimario, tirocini formativi, trasferimenti dei magistrati, nonché organizzazione del personale amministrativo. Un ulteriore ambito di intervento riguarda la giustizia amministrativa.

Agli articoli 5 e 10 è poi presente l’ennesima proroga,  la terza in tre anni, per allungare di altri 12 mesi l’età pensionabile dei magistrati della Cassazione, fissata a 72 anni fino alla fine dell’anno in deroga al tetto generale di 70 anni voluto dal Governo due anni fa, che continuerà a valere per i magistrati ordinari. La novità, rispetto alle precedenti versioni 2014 e 2015, riguarda la platea delle toghe interessate al posticipo dell’età pensionabile: non tutti i magistrati della Suprema Corte, ma solo quelli con incarichi di vertice, con una estensione anche a Corte dei conti, Consiglio di Stato e Avvocatura dello Stato.

La prima bozza del Dl Giustizia, peraltro, comprendeva anche una serie di norme in tema di procedura civile, poi stralciate. Queste avrebbero interessato – per l’ennesima volta – l’intero il processo civile: dal primo grado alla Cassazione, oltre alle prove testimoniali, al procedimento di correzione dell’errore materiale, ai riti speciali sino alla cosiddetta Legge Pinto.

 

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Nel 2014 con il decreto 90, il Governo decide di abbassare l’età di pensionamento dei magistrati passando dai 75 ai 70 anni. Decide però che tale previsione entra in vigore dal 31 dicembre 2015.

Nel 2015 con il decreto 83, il Governo fa un’ulteriore proroga disponendo che i magistrati che non abbiano compiuto 72 anni al 31 dicembre 2015, restano in servizio fino al 31 dicembre 2016.

Quelli della Corte dei conti fino al 30 giugno 2016.

In questo modo, Giovanni Canzio viene eletto dal Csm Primo presidente della Cassazione il 7 gennaio 2016, nonostante debba andare in pensione il 31 dicembre 2016.

Oggi con questo decreto 168/2016 agli articoli 5 e 10 è arrivata la terza proroga per far entrare in vigore le disposizioni del 2014 il 31 dicembre 2017.

Il Dl Giustizia è una legge ad personam perché rivolta solo ai magistrati con funzioni apicali e direttive, quindi sia Giovanni Canzio sia Pasquale Ciccolo (procuratore generale della Cassazione) i quali non abbiano compiuto 72 anni al 31 dicembre 2016. Giovanni Canzio li compirebbe il 1 gennaio 2017.

Così trattengono in servizio solo i magistrati con funzioni importanti creando forti discriminazioni con tutti gli altri. Da notare che in questi anni si è creato un vuoto di organico superiore a 1000 unità per colpa di questa norma scritta male del 2014.

Abbiamo evidenziato diverse violazioni costituzionali fra cui: articolo 3 Cost, principio di eguaglianza, 97 Cost principio di buon andamento della pubblica amministrazione, 104 Cost. autonomia e indipendenza magistratura, 105 Cost assunzioni e assegnazioni vengono disposte solo dal Csm.

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