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Sia in ambito regionale che nazionale, il M5S è l’unico gruppo politico che sta cercando di difendere i venditori ambulanti dal terremoto della direttiva europea Bolkestein


Direttiva Bolkestein: solo il M5S difende gli ambulanti

Mentre imperversa il dibattito sulle riforme costituzionali, la cosiddetta direttiva Bolkestein mette a rischio circa 200.000 piccole e medie imprese italiane e oltre 400.000 posti di lavoro. Lo scorso 28 settembre, tantissimi cittadini si sono radunati in piazza della Repubblica a Roma per far sentire la propria voce: commercianti ambulanti e concessionari balneari riuniti a Roma per dire “no” alla direttiva Bolkestein, che prevede la revoca di tutte le concessioni di suolo pubblico e nuove gare per la loro ri-assegnazione. A supportarli anche alcuni esponenti del Movimento 5 Stelle. Sono interessati ben 20.000 ambulanti pugliesi mentre a Polignano sono 5 i titolari di licenza al mercato settimanale e 6 che vendono frutta secca e olive alla domenica sul territorio comunale.

Hanno svenduto scuola e sanità, stanno svendendo il vostro lavoro e la chiamano liberalizzazioneha commentato il vicepresidente della Camera Luigi Di MaioSiamo uno Stato sovrano e dobbiamo riprenderci la nostra sovranità: ce la riprenderemo non solo con il no alla Bolkestein ma anche con il no al referendum costituzionale”.

Il M5S sta cercando di contrastare questa direttiva a tutti i livelli. Infatti, dapprima ha presentato una serie di mozioni nelle varie regioni d’Italia (in Puglia è stata approvata dal consiglio regionale) per chiedere di intervenire presso il Governo centrale chiedendo di escludere il commercio ambulante dagli effetti della direttiva Bolkestein. Al momento tutti i consigli regionali che abbiamo interpellato hanno sottoscritto mozioni di impegno ai propri governatori. Speriamo che l’unione tra le regioni permetta di rimettere in discussione la posizione del Governo Renzi.

Inoltre, a livello nazionale, il M5S ha depositato una proposta di legge sulla direttiva Bolkestein: due semplici articoli, uno per chiedere l’estromissione degli ambulanti e l’altro per fare in modo che le società di capitale non possano partecipare alle gare, da riservare invece alle piccole e medie imprese e alle ditte individuali come è sempre stato.

Il combinato disposto nel 2010 di inserire gli ambulanti paragonando il suolo pubblico ad una risorsa naturale limitata e poi all’art. 75 dire che a queste gare possono partecipare le società di capitale vuol dire la morte di queste 200.000 imprese e di circa 400.000 dipendenti. Così si favoriscono le grandi imprese, l’ingresso nei mercati delle S.p.a. e l’assoluta assenza di tutela per le PMI. Non comprendiamo, poi, come mai l’Italia sia l’unico Stato membro UE che ha inteso applicare tale disciplina al settore del commercio su aree pubbliche. Una scelta che mette a grave rischio la natura, la tradizione e la qualità del commercio ambulante. Ora, mentre gli uffici proseguono la loro messa al bando di tutti i posti ad oggi di competenza dei venditori ambulanti, speriamo che il governo Renzi per una volta decida di ascoltare le piccole e medie imprese. Il M5S le ha da sempre sostenute con fatti concreti come gli oltre 300.000 euro messi a disposizione per gli imprenditori e tra gli altri, proprio un commerciante ambulante del sud est barese, ha potuto avviare la sua attività grazie al supporto dei parlamentari polignanesi.

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