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Il M5S chiede al ministro Maurizio Martina di scongiurare il rischio di infrazione comunitaria, tutelando made in Italy e produttori nazionali
Il M5S chiede al ministro Maurizio Martina di scongiurare il rischio di infrazione comunitaria, tutelando made in Italy e produttori nazionali

Agroalimentare: l’Italia a rischio infrazione

Mentre il ministro delle Politiche Agricole Maurizio Martina, in occasione della Giornata Mondiale dell’Alimentazione, consegna ad Expo al segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon la Carta di Milano, all’orizzonte si profila il rischio di una nuova procedura d’infrazione da parte dell’Ue, frutto di alcune contraddizioni tra il diritto comunitario e la normativa italiana, con possibili ricadute negative sui produttori del made in Italy. Molto spesso, infatti, questi sono posti in una condizione subordinata rispetto all’industria, unica a dettare le regole nei piani di regolazione dell’offerta dei prodotti come nel caso del prosciutto Dop e Igp. Problematiche che il M5S ha posto all’attenzione del ministro Martina presentando due interrogazioni parlamentari, a prima firma Filippo Gallinella.

Al Governo chiediamo un impegno concreto per evitare l’apertura della procedura di infrazione avviata dalla Commissione europea nei confronti dell’Italia dovuta all’incompatibilità della normativa introdotta nel 2011 con quanto disposto dal diritto comunitario in materia di indicazione dell’origine, e di tutelare in questo iter le produzioni italiane. L’Europa stabilisce che la definizione di Paese d’origine delle merci sia esclusivamente in funzione del Paese o territorio in cui esse hanno subito l’ultima trasformazione sostanziale, mentre la legge italiana definisce ‘made in Italy’ un prodotto la cui materia prima deve essere coltivata o allevata e trasformata in Italia. Inoltre, occorre intervenire in Ue affinché le norme in materia di piani di regolazione dell’offerta di pezzi importanti del made in Italy, come il prosciutto Dop e Igp, siano soggette ad accordi preventivi che includano gli allevatori. Attualmente, infatti, l’industria della trasformazione, dettando ai produttori la programmazione dei quantitativi di prosciutto da realizzare, detiene la totalità del potere contrattuale e la capacità di condizionare i meccanismi di domanda e offerta.

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