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Sole 24 Ore

Agricoltura: squilibri creditizi da correggere

In una stagione dove si inizia concretamente a riformare il credito all’agricoltura, elemento cruciale per affrontare qualsiasi sfida, prima di parlare delle innovazioni che stiamo attuando, conviene esporre alcuni squilibri che caratterizzano la concessione dei prestiti al settore primario.

Un primo problema riguarda la durata delle operazioni creditizie. L’agricoltura è un comparto ad alta intensità di capitale che, perciò, necessita di ingenti risorse per il suo rinnovamento. La fiducia è a sua volta ripagata da indici di sofferenza inferiori rispetto agli altri settori. Ma i rientri devono essere necessariamente di lunga durata poiché la redditività degli investimenti è più contenuta. I dati della Banca d’Italia indicano che solo il 27,5% del credito all’agricoltura è “oltre il breve termine” in quanto destinato a costruzioni/macchine attrezzature/acquisto immobili. Tra l’altro, questo ammontare di 11 miliardi circa rispetto ai 40 miliardi di impieghi totali è sempre in diminuzione negli ultimi anni. Hanno ragione, pertanto, tutti gli Operatori agricoli, le Associazioni e il Conaf (Ordine dei Dottori Agronomi e Forestali) a chiedere operazioni a lungo termine, poiché questo rapporto rende le aziende vulnerabili e scarsamente in grado di programmare il loro sviluppo.

Su questo tema stiamo lavorando con due direttrici principali: la prima riguarda l’allungamento dei mutui in capo alle aziende; la seconda considera le variazioni apportate al Dl 23/2020 durante la sua conversione in legge, avvenuta lo scorso 5 giugno.

Dopo l’approvazione di un emendamento al Dl 18/2020 “Cura Italia” che ha reso rinegoziabili i mutui in essere, senza oneri per l’impresa, abbiamo chiesto all’ABI di raccomandare alle banche di effettuare le operazioni attraverso gli interventi di “allungamento” già previsti nell’Accordo per il Credito siglato nel novembre 2018. Si tratta di operazioni che consentono di allungare la durata residua dei mutui sino al 100% con l’effetto di dimezzare il fabbisogno annuo, rendendo più efficace la programmazione del proprio debito.

Nel secondo caso, grazie ad ulteriori emendamenti allo stesso Dl 23/2020, abbiamo previsto l’innalzamento dell’importo garantito al 100% da 25.000 a 30.000 euro e l’aumento della durata a 10 anni. Inoltre, per i prestiti finalizzati a liquidità e investimenti è stata prevista la garanzia all’80% anche per durate superiori a 10 anni.

Per introdurre un altro elemento di grande squilibrio, possiamo citare i dati del settore collaterale a quello agricolo, vale a dire la produzione alimentare. Ebbene questo comparto, che riceve impieghi bancari per circa 32 miliardi di euro, nel 2019 ha ottenuto garanzie pubbliche per 664 milioni che hanno consentito l’erogazione di quasi un miliardo di prestiti. Al confronto, il settore agricolo ha ricevuto – sempre nel 2019 – garanzie pubbliche per 40 milioni di euro. Ecco perché abbiamo insistito per inserire le imprese agricole nella garanzia diretta del Fondo di Garanzia.

Questa innovazione ha grandi potenzialità proprio in agricoltura. Quando il legislatore intende accelerare sullo sviluppo delle PMI, per prima cosa immette denaro nel Fondo di Garanzia. È accaduto anche all’inizio della crisi Covid-19 e, d’ora in poi, l’accelerazione si trasferirà immediatamente anche all’agricoltura.

Nel comparto primario, infatti, vi è una grande necessità di innovare e si registra l’intenzione delle banche di aumentare gli impieghi; mancano tuttavia gli strumenti. In ciò, la garanzia pubblica può dare una mano concreta. Si pensi alla possibilità di finanziare i PSR e ai benefici che hanno avuto gli altri settori nell’adoperare questo strumento a cui l’agricoltura avrà finalmente accesso.

Tra i tanti altri esempi che si potrebbero citare vi è lo sviluppo dell’affitto di aziende in favore di giovani: non avendo la proprietà, non riescono a garantire i prestiti necessari per investire e potrebbero essere aiutati dalla garanzia pubblica.

I temi della durata dei mutui e della garanzia pubblica si dovranno coniugare con una migliore conoscenza dell’agricoltura da parte delle banche e, anche in questo campo, abbiamo in programma iniziative specifiche, cogliendo il monito del Conaf e delle Organizzazioni agricole. Inoltre, i due temi sono intrecciati tra loro e con i nuovi impieghi che le banche hanno annunciato: nel senso che i mutui a lungo termine e il nuovo credito si potranno ottenere solo in un quadro chiaro di strumenti di garanzia, al pari degli altri settori.

Il fine delle innovazioni presentate è quello di liberare il comparto primario da una serie di vincoli che ne hanno limitato lo sviluppo e dare così voce alla passione di tanti imprenditori, in particolare giovani, affinché possano finalmente dedicare le proprie energie a produrre le eccellenze agricole del nostro Paese.

Il Sole 24 Ore – 13.06.2020

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