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L’aggiornamento elaborato da EFSA mette la parola fine a tutti i sedicenti santoni e guaritori degli ulivi di Puglia colpiti da Xylella fastidiosa

Xylella | Dopo la valutazione EFSA, stop ai santoni

Con l’aggiornamento della propria valutazione, il gruppo di esperti scientifici EFSA ha evidenziato l’importanza di mettere in atto misure di controllo, come quelle specificate dalla Commissione europea, per evitare l’ulteriore diffusione della Xylella fastidiosa e per eradicare i focolai già in atto. È fondamentale ridurre al minimo il tempo che intercorre tra l’individuazione e l’attuazione di misure di controllo quali la rimozione delle piante infette e l’istituzione di aree delimitate. Ridurre l’area cuscinetto peraltro causa un ampliamento delle zone infette. Ma, soprattutto, l’EFSA ha ribadito che “non esiste ancora un modo conosciuto per eliminare il batterio da una pianta malata in reali condizioni di campo. In esperimenti recenti è stata valutata l’efficacia di misure di controllo chimico e biologico e i risultati mostrano che esse possono ridurre temporaneamente la gravità della malattia in alcune situazioni, ma non vi sono prove che possano eliminare la Xylella fastidiosa in condizioni di campo per lungo periodo”. Si pone l’accento, infine, sul lungo periodo occulto di questo organismo nocivo.

Alla luce della pubblicazione dell’EFSA diviene fondamentale ribadire a tutti gli agricoltori e i proprietari di alberi di ulivo di non farsi ingannare da santoni, shampisti o sedicenti taumaturghi. Invito pertanto a diffidare da chi vuol propinare una cura perché molto probabilmente ha altri interessi. Come ci ricorda Piero Angela, la velocità della luce non si sceglie per alzata di mano: i risultati vanno ottenuti con metodo scientifico e con i tempi necessari per trovare una soluzione che non si riveli fallace. Compito della politica è agevolare la scienza nel suo lavoro, sostenendo la ricerca sempre più necessaria, nonché, applicare concretamente e seriamente quelle misure di contenimento che sono le uniche, al momento, utili quantomeno a non permettere il diffondersi del batterio. Come ha dichiarato la stessa EFSA, infatti, le aree maggiormente a rischio contagio sono quelle dell’Europa meridionale per tipologie climatiche simili a quelle in cui notoriamente il patogeno si presenta in altre parti del mondo.

Settimanale BLU – 17.05.2019

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