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Previsto dalla legge 91 del luglio scorso, il piano olivicolo nazionale non ha ancora visto la luce. A rischio i primi 4 milioni di euro
Previsto dalla legge 91 del luglio scorso, il piano olivicolo nazionale non ha ancora visto la luce. A rischio i primi 4 milioni di euro

Piano olivicolo: Martina mette a rischio i fondi

Se la campagna olivicola si preannuncia delle migliori sia qualitativamente sia quantitativamente, ad occupare il dibattito mediatico sono i fenomeni di contraffazione, al centro dell’indagine giudiziaria sull’olio extravergine di oliva in corso a Torino, e la problematica del Co.di.Ro. (Complesso del disseccamento rapido dell’olivo). Ma a mancare è proprio la politica con le sue decisioni annunciate e mai attuate: è il caso del Piano olivicolo nazionale. Istituito con la conversione in legge del decreto 51 ad inizio luglio scorso, il decreto del Ministero delle Politiche Agricole di concerto con il Ministero dell’Economia non ha ancora visto la luce. Proprio per evitare di perdere la prima tranche di finanziamenti prevista, pari a 4 milioni di euro, ho presentato una interrogazione parlamentare al ministro Maurizio Martina.

Siamo tutti coscienti che il settore olivicolo-oleario nazionale attraversa una fase di profonda crisi strutturale e, considerato il pregio della produzione italiana di olio che costituisce una delle eccellenze del made in Italy agroalimentare, sono necessari interventi volti a recuperare e rilanciare la produttività. Una situazione che, però, vede il Governo non rispettare per l’ennesima volta gli annunci fatti. Se la Spagna ha realizzato ben 5 piani olivicoli in 30 anni, l’Italia non riesce a redigerne uno neppure quando è previsto per legge. I 60 giorni della legge 91, infatti, sono abbondantemente trascorsi ed il piano olivicolo non ha visto la luce mettendo così a rischio i 4 milioni di euro previsti per il 2015. Perciò chiediamo che il ministro Martina si attivi quanto prima per scongiurare questa perdita.

 

 

L’art. 4 comma 1, infatti, prevede l’istituzione presso il Ministero delle Politiche Agricole di un fondo per sostenere la realizzazione del piano di interventi nel settore olivicolo-oleario, con una dotazione iniziale pari a 4 milioni di euro per l’anno 2015 e a 14 milioni di euro per ciascuno degli anni 2016 e 2017. L’assenza del piano favorisce, peraltro, i fenomeni di contraffazione: manca una programmazione strategica della produzione, a partire da una tracciabilità dei flussi di import ed export e dei meccanismi di domanda e offerta.

Secondo gli ultimi dati Ismea ogni anno in Italia si producono 433mila tonnellate di olio d’oliva, se ne importano 493mila e se ne esportano 404mila. I numeri ci dicono che noi produciamo meno olio di quello che ci serve. Ed è in questo ‘scarto’ che s’infila la contraffazione. Con il Piano Olivicolo Nazionale questo non sarebbe possibile ed il Governo, non approvandolo come previsto dalla legge 91, si rende complice dei fenomeni di contraffazione e di italian sounding che danneggiano il nostro made in Italy, in particolare l’olio di qualità pugliese, ed ingannano i consumatori.

Commenti

  1. […] ambito agricolo: incredibile! Questa votazione europea, peraltro, fa ben comprendere il perché il Piano Olivicolo Nazionale, dopo l’approvazione della legge 51/2015, giaccia nei cassetti del minis…: il futuro e il progresso dell’olivicoltura italiana e pugliese non sembrano interessare al […]