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La mia risposta alle infondate, infamanti e non documentate accuse alla Manovra 2019 che il Governo Conte si accinge a varare
La mia risposta alle infondate, infamanti e non documentate accuse alla Manovra 2019 che il Governo Conte si accinge a varare

Ecco contro cosa protesta chi accusa la Manovra 2019

Chi ha distrutto il Paese ora sale in cattedra e ci dice cosa dobbiamo o non dobbiamo fare. Tutti pontificano e non hanno la ben che minima decenza, il buongusto, l’onestà di tacere.

Per questo, mi trovo costretto a chiedervi spazio e attenzione per replicare ad accuse insensate, infondate, non documentate e infamanti. Noi saremo anche raccoglitori di cartoni, ma forse c’è chi ha raccolto troppo sole quest’estate che gli ha allampanato il cervello portandolo a dichiarazioni che neppure al bar dello sport il tifoso più bieco e cieco riesce a fare.

Con la manovra 2019, il Governo Conte evita l’aumento dell’IVA previsto dai precedenti governi e attua una serie di misure che fanno sì che il rapporto tra deficit e PIL si attesti al 2,4%. Ma questo valore a quanto era pari nelle leggi di bilancio precedenti? Con Letta nel 2013 era al 2,9%, nel triennio renziano si è andati dal 2,5% sino al 3% mentre con Gentiloni 2,4% nel 2017 e ha raggiunto poi il 3,5% nel primo quadrimestre 2018. Parliamo di dati ISTAT.

La strada delle manovre “lacrime e sangue” l’abbiamo già provata e abbiamo visto dove ci ha condotto. Adesso è l’ora di provare la strada degli investimenti, anche in deficit. Noi non arretreremo di un millimetro e siamo determinati a fare ciò per cui i cittadini ci hanno votati il 4 marzo.

Con “i soldi dei figli, dei figli dei più poveri, per giunta” – per usare le parole di qualche sapientone –, il Partito Democratico di Letta, Renzi e Gentiloni ha realizzato ben 16 misure a favore del sistema bancario italiano. Provvedimenti che non hanno trovato neppure una eccezione da parte dei tanti esponenti locali che hanno sostenuto e apprezzato questi Esecutivi. Provvedimenti che gravano per 56,8 miliardi di euro sulle spalle di famiglie, Pmi e fiscalità generale. Un costo stimato per famiglia di 2.370 euro, come denunciò allora Adusbef: “dalla fiscalità di vantaggio sulle perdite, 23,5 mld di euro; alla rivalutazione delle quote di Bankitalia (7,5 mld + 1,060 mld di cedole pagate alle banche socie); all’anatocismo resuscitato (3,4 mld); al salvataggio delle banche (20 mld di aumento del debito pubblico); agli ulteriori sconti fiscali per le banche decotte, camuffati nei parametri di Aiuto alla crescita economica Ace, (1,3 mld di euro), alla Gacs (120 milioni). Poi ci sono quelli difficilmente quantificabili, come l’Ape, che costringe chi vuole anticipare la pensione a contrarre un oneroso mutuo ventennale con annessa polizza assicurativa; il mercato dei lavori appaltati alle banche, con la possibilità di aprirsi le loro società di ingegneria e monopolizzare l’intero mercato delle abitazioni private in unico pacchetto, mutuo, assicurazione, agenzia immobiliare e ristrutturazione della casa”. Dopo i governi che davano miliardi agli istituti finanziari è giunto l’Esecutivo guidato da Giuseppe Conte che ha stanziato, invece, 1,5 miliardi di euro ai truffati dalle banche per risarcirli.

Per noi, infatti, nessuno deve rimanere indietro. Il M5S è partito dai più deboli, da coloro che hanno maggiori necessità. Il PD dal mondo della finanza, seppur loro si professino tuttora “di sinistra”. E chissà cosa intendono..

È agli anziani costretti a mangiare alla Caritas o a rovistare nei cassonetti o che, semplicemente, vivono nell’ansia di non arrivare a fine mese che abbiamo pensato quando abbiamo elaborato la “pensione di cittadinanza”: nessuno in Italia, nel 2018, deve vivere con meno di 780 euro al mese dopo aver faticato una vita.

Sul reddito di cittadinanza, poi, ne abbiamo sentite di ogni: “è elemosina”, “è beneficienza”, “è pagare la gente per non fare niente”, “non crea lavoro”. Si tratta unicamente di una misura di civiltà. Si tratta di un provvedimento che serve ad accompagnare i cittadini rimasti senza lavoro, sta accanto a loro e non li lascia soli, formandoli per poter rientrare nel mercato lavorativo. Di questa opportunità ci sarà sicuramente chi ne farà un buono uso e chi ne farà un uso, invece, cattivo. Se non ti formi e non accetti un lavoro, saremo inflessibili: perdi il reddito. Ma, parliamoci chiaro, con 780 euro al mese non ci compri uno yacht o una casa a Montecarlo ma vai a fare la spesa sotto casa. Ed è così che si comincia a rilanciare l’economia.

Questo Paese sembra aver dimenticato presto sulla pelle di chi sono stati chiesti sacrifici, cosa la Fornero e Monti hanno fatto agli italiani per cercare di mettere riparo ai danni di politiche scellerate e dedite allo svuotamento delle casse pubbliche per gli “amici degli amici”. Il reddito di cittadinanza conduce ad un aumento dei consumi come, ad esempio, ha spiegato il prof. Giovanni Dosi, direttore dell’Istituto di Economia della Scuola Superiore Sant’Anna in Pisa. Ma poi bisognerebbe capire, una volta per tutte, come mai proprio coloro che ci riempiono la testa del consueto e stucchevole monito “ce lo chiede l’Europa” non guardano mai agli altri Stati Membri e alle loro politiche da “copiare” nel nostro ordinamento. Ciò che con questa legge di bilancio ci si propone di fare anche in Italia è previsto, infatti, in tantissimi altri Paesi europei dove nessuno accusa di “pagare la gente per stare sul divano”.

Gli italiani potranno, serenamente, valutare se decidere di stare con coloro dalla inamidata camicia bianco perla che hanno regalato i soldi al mondo finanziario e alle banche oppure con i “guappi di cartone” che hanno preferito destinare i fondi a chi ne aveva bisogno, senza dimenticare di sostenere le imprese, per rilanciare l’economia del Paese.