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Mentre a Montecitorio veniva illustrata la risoluzione M5S sul caporalato, i deputati L’Abbate e Bernini con la Flai-Cgil visitavano i ghetti del Foggiano

Caporalato: la lotta del M5S a Foggia ed alla Camera

Un “numero rosso” nazionale contro l’emergenza caporalato che faccia capo al ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Un numero al quale potranno rivolgersi tutti i cittadini, italiani e stranieri, che subiscono sfruttamenti, maltrattamenti, condizioni di vita disumane o altre vessazioni durante il lavoro, assicurando parallelamente una tutela specifica a chi denuncia tali situazioni. È una delle proposte contenute nella risoluzione del Movimento 5 Stelle sul caporalato ed esposta oggi in Commissioni riunite Lavoro e Agricoltura, alla presenza del ministro delle Politiche Agricole Maurizio Martina, a integrazione delle misure prevista dal Governo.

 

 

Oltre al potenziamento dei controlli e ad un’analisi degli strumenti già disponibili, tra le novità proposte c’è la figura del ‘Garante del lavoro agricolo’ che, inquadrato nell’ambito dei centri per l’impiego provinciale o degli assessorati regionali del lavoro, possa fornire il servizio di intermediazione tra lavoratori e datori del lavoro. Oggi il M5S è impegnato a contrastare il caporalato sia al tavolo delle commissioni riunite Lavoro e Agricoltura insieme con il ministro Martina sia sul territorio, nei ghetti del Foggiano, assieme alla Flai-Cgil. È questo lo spirito che ha dato vita alla nostra proposta parlamentare: toccare con mano la piaga del caporalato direttamente dove si annida e accogliere i pareri dei diversi esperti del settore, dalle sigle sindacali ai funzionari dell’Inail.

 

 

Chiediamo al ministro Martina di accogliere le nostre proposte nel decreto citato oggi e che aveva annunciato già due mesi fa per le due settimane successive. Abbiamo ascoltato direttamente dai lavoratori dei ghetti del Foggiano, immigrati provenienti per lo più dal Nord Africa e dalla Bulgaria, quali sono le loro condizioni di lavoro. Guadagnano circa 2,50 euro l’ora o lavorano a cottimo per circa 3 euro ogni tre quintali di prodotti raccolti. Su circa 25 euro per 13 ore di lavoro al giorno, ogni operaio agricolo guadagna al netto 15 euro. Il resto va al caporale. E se ti senti male e deve accompagnarti in ospedale, devi dargli altri 20 euro.

 

 

 

Tra i tanti punti della risoluzione del M5S, con cui impegnare il ministro Martina, anche l’incrementare i controlli su tutto il territorio attivando un coordinamento nazionale, realizzare una comunicazione sociale per sensibilizzare l’opinione pubblica sul valore del lavoro nonché, in accordo con le regioni, promuovere in via sperimentale l’istituzione della figura del “garante del lavoro agricolo”, inquadrato nell’ambito dei centri per l’impiego provinciale o degli assessorati regionali del lavoro che fornisca il servizio d’intermediazione tra lavoratori e datori del lavoro nell’ambito del settore primario.

 

Foglie - novembre 2015

Foglie – novembre 2015

 

Commenti

  1. […] Negli ultimi due anni abbiamo raccolto tra le imprese agricole numerose richieste di modifica della attuale normativa (Legge n. 199 del 29 ottobre 2016) che non fa altro che rendere maggiormente complicata e difficoltosa la quotidianità a chi intende lavorare onestamente, senza però riuscire al contempo a contrastare concretamente il fenomeno del caporalato. Con il Tavolo e il relativo permanente confronto sul tema con le associazioni di categoria, puntiamo a rendere più agevole e concreto il contrasto al caporalato senza, per questo, gravare sulle imprese agricole oneste. Solo dal confronto attivo e propositivo tra i diversi stakeholder miglioreremo l’efficacia dell’azione normativa. Invito, pertanto, l’intera Puglia a cogliere questa opportunità di finanziamento per contrastare un fenomeno che affligge e rattrista il nostro territorio. […]