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Intervista al periodico “Vivi la Sanità” su ciò che in questi anni si è fatto in Parlamento e a livello governativo sul tema della sanità italiana
Intervista al periodico “Vivi la Sanità” su ciò che in questi anni si è fatto in Parlamento e a livello governativo sul tema della sanità italiana

5 anni di Sanità in Parlamento

Dopo l’intervista del settembre 2014, il periodico “Vivi la Sanità” torna ad intervistarmi per fare il sunto del lavoro parlamentare e governativo di questa Legislatura.

 

1) Siamo alla conclusione della Legislatura e la sanità ha subito tagli in questi anni. Come giudica l’operato del Governo sulle politiche in favore del Ssn?  

Pessimo. Questo Governo ha ridotto il finanziamento del Ssn al punto che nel 2020 sarà pari al 6,3% del PIL (Prodotto Interno Lordo), al di sotto della soglia di salvaguardia indicata dall’Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) che è pari al 7,5% per i Paesi Ue. In pratica, questi ultimi Governi hanno perpetrato politiche di progressivo depauperamento delle risorse a disposizione del Ssn, interventi di spending review con tagli linea senza realizzare quell’efficienza di spesa richiesta mentre sono mancati provvedimenti su quella che è una spesa enorme del Ssn ovvero quella farmaceutica che è cresciuta sino a sfondar quasi i 30 miliardi di euro. Nel frattempo, è cresciuta anche la spesa privata, cioè quello che spendono i singoli cittadini per curarsi, che è giunto alla esorbitante cifra di 40 miliardi di euro.

2) La centralizzazione degli acquisti ha da un lato favorito i grandi gruppi finanziari a danno delle piccole e medie imprese e dall’altro ha evidenziato che, i cartelli tra imprese, possono generare corruzione e condizionare gare e mercato. C’era proprio bisogno di Consip ovvero di fare gare con grandi numeri e penalizzare il sistema delle piccole e medie imprese?  

Utile per certi versi perché aiuta nei risparmi con economie di scala su determinati acquisti (come i farmaci) che incidono poco sulle piccole imprese, la centralizzazione può effettivamente divenire un problema quando, invece, si fanno acquisti su materiali di consumo e/o dispositivi medici: quindi, è vero che la centralizzazione va calibrata in maniera tale da non provocare danni al tessuto industriale italiano. È anche vero che, purtroppo, da una parte la centralizzazione degli acquisti che doveva avere il senso del risparmio e della trasparenza nelle procedure non ha raggiunto gli obiettivi prefissati, ma dall’altra si sono verificati episodi corruttivi a tutti noti per quanto riguarda la Consip.

3) Con l’aumento delle classi bisognose la sanità diventa sempre più costosa e gli italiani sono costretti a non curarsi più.  Lei nel ruolo di Parlamentare cosa sente di dire su questa preoccupante situazione?

Non è la “sanità” che diventa più costosa ma sono i bisogni delle persone che, aumentando naturalmente l’aspettativa di vita ma accompagnata da una scarsa qualità di salute, provocano un accrescimento dei costi a carico del Ssn. Però, è anche vero che non sono state fatte in questi anni politiche di prevenzione sia primaria, cioè per evitare l’insorgere delle malattie esponendosi a fattori di rischio noti, sia secondaria che terziaria per gli anziani, cioè per evitare le normali conseguenze legate all’invecchiamento e le patologie correlate con l’età (artrosi etc..). Si può fare molto per ridurre i costi ma per abbatterli servono politiche quinquennali o decennali, i cui investimenti porterebbero i primi frutti non subito ma quantomeno dopo 10 anni. Subito, invece, bisogna rispondere alle esigenze di cura dei cittadini e, quindi, è necessario investire sulla salute portando, al contempo, avanti in maniera seria una politica di spending review.

4) Anche le classi mediche criticano fortemente le politiche dei governi centrali e delle regioni e addirittura scendono in campo animando la protesta. Perché si naviga a vista senza una programmazione adeguata in favore del cittadino e della qualità dell’offerta sanitaria?

In realtà, la programmazione ci sarebbe. Dal punto di vista legislativo ci sono tutti gli strumenti programmatici. Ad esempio, il “Patto per la Salute 2014-2016” era uno di questi ma è stato approvato in ritardo e realizzato solo in piccolissima parte. Quindi, se vengono fatti gli strumenti programmatici e poi però a catena tutti i soggetti che li devono attuare non provvedono a fare la loro parte, rendendoli pertanto vani, di chi è la colpa? Evidentemente o i meccanismi per attuarli sono troppo complessi o chi li dovrebbe attuare da una parte non è stimolato a farlo, dall’altra non ha sufficienti strumenti per realizzarli. Pertanto la programmazione esiste e secondo noi andrebbero messe in campo adeguate sanzioni e premialità per chi se ne deve occupare, individuando chiare responsabilità con obiettivi precisi da raggiungere: ciò, in verità, è già previsto ma i politici, anche a livello locale, non lo rendono realtà.

5)  Quale giudizio esprime sulla sanità pugliese, alla luce del Piano di Riordino e delle politiche attuate dal Governatore Emiliano?

Il nostro parere sul riordino ospedaliero è assolutamente negativo. Lo denunciamo da anni: questi riordini “lacrime e sangue” sono basati sul nulla se non su logiche di spartizione politica, in quanto non sono poggiano su dati epidemiologici, resi noti tra l’altro solo ogni sei anni. Anche l’accentramento degli ospedali di secondo e primo livello per lo più nei capoluoghi, senza tener conto anche della mera estensione e conformazione geografica territoriale, denota una certa miopia del Governo regionale.

Per questo, i nostri consiglieri regionali hanno commissionato all’IPRES, l’Istituto di ricerca regionale, un confronto tra i dati epidemiologici, da raccogliere presso l’Osservatorio Epidemiologico Regionale, e l’ultimo riordino della Giunta Emiliano.

Inoltre, sarebbe importante riformare e implementare la sanità territoriale, i cosiddetti “distretti” devono riuscire a soddisfare il fabbisogno di pazienti che necessitano di servizi ambulatoriali, senza quindi intasare i diversi “pronto soccorso”.

6) Ritiene che il Ssr risponda pienamente ai bisogni dei pugliesi e consiglierebbe ad amici e parenti di farsi curare in Puglia?

La Puglia vanta altissime eccellenze, ma quel che manca è un coordinamento dei vari servizi, in particolare l’attuazione delle reti cliniche e dei PDTA, i percorsi diagnostici terapeutici assistenziali, che assicurerebbero una concreta presa in carico del paziente fin dalla prima visita per poi seguirli in ogni fase della malattia.

Il problema più discusso al momento nella nostra Regione non è tanto la qualità, ma i tempi di attesa per ricevere una prestazione in netto contrasto con quelle a pagamento. Gran parte risolvibile con l’implementazione del personale, spesso carente in termini appunto numerici.

Non mi sento qui di sconsigliare ai pugliesi di curarsi in Puglia ove possibile, ma consiglio al Governo centrale e a quello Territoriale di cambiare approccio e perseguire di più gli interessi comuni piuttosto che quelli legati al mero profitto o alla propaganda.

Per approfondimenti:

Aforp